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Basta cemento selvaggio
«Dobbiamo dar vita a una stagione diversa. Ha ragione il ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli quando dice che la stagione della crescita edilizia indiscriminata è finita. Dobbiamo contrastare un’aggressione che sulla Toscana, soprattutto sulle zone più pregiate, ci può essere e c’è. Ma ciò non può significare dire sempre “no” a tutto. La regione ha bisogno di uno suo sviluppo qualitativo». Claudio Martini, presidente Ds della regione Toscana, ora esponente del Partito democratico, presiede oggi a Firenze gli «Stati generali della sostenibilità in Toscana» al Polo universitario di Novoli. Interverranno molti interlocutori internazionali (Noam Chomsky in collegamento dal Mit di Boston, il ministro dell’ambiente dello Stato brasiliano del Parà, Valmir Gabriel Ortega) ma anche il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani, Franco Prodi e Alberto Asor Rosa per la rete dei Comitati per la difesa del territorio toscano.
Proprio sul nodo del territorio Martini annuncia una nuova stagione però chiede un confronto serio soprattutto dopo le polemiche dei Comitati asor-rosiani: «Occorre rigore analitico. È vero che la Toscana è diventata terra appetibile dalla speculazione. Ed è vero che il rischio non va sottovalutato. Negli ultimi tempi le difficoltà crescenti per la tenuta dei bilanci spingono molti comuni alle concessioni edilizie come unica valvola di sfogo. Ma occorre una logica di collaborazione e di chiarezza. Soprattutto perché non è vero che la Toscana si va cementificando ». E Martini mostra le cifre calcolate dai suoi uffici: secondo quel dossier la Toscana resta la regione più boscosa d’Italia col 50.2% del territorio e il consumo di suolo tra il 1990 e il 2000 sarebbe di 82.000 ettari circa, quindi 8.100 l’anno, cifra ben distante dai 150.000 ettari denunciati dai Comitati. In Toscana, sempre secondo gli uffici di Martini, le aree urbanizzate rappresentano il 4.08% della superficie totale contro il 10.4% della Lombardia, il 4.7% dell’Emilia e il 7.7% del Veneto.
Martini invita a «uscire dalla logica degli opposti estremismi ideologici, da una parte la crescita indiscriminata e dal-l’altra un blocco altrettanto indiscriminato di qualsiasi ipotesi di sviluppo». Per questo oggi Martini presenterà un «Decalogo della sostenibilità». Un programma di educazione al paesaggio per una nuova generazione più consapevole, la destinazione dell’1% del Pil locale contro l’effetto serra, sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, campagne per la raccolta e il riuso dell’acqua, trasporti collettivi più efficienti. Soprattutto una diversa politica del territorio: «Limitare l’espansione edilizia, privilegiare il recupero». E poi «contrastare l’uso scorretto degli oneri di urbanizzazione e del-l’Ici ai fini della copertura dei bilanci, rifiutando la distorta relazione tra più edificazione e più entrate per le spese correnti ». Però Martini rifiuta un’altra ipotesi che si sta facendo, il «ritorno a Roma» (cioè allo Stato centrale) degli strumenti di controllo sul territorio ora affidati al Comune: «Non si può fare appello alla partecipazione dal basso e poi proporre di accentrare i poteri. Così si delegittimano i Comuni, che restano esposti all’attacco di forti gruppi finanziari. Invece le amministrazioni vanno responsabilizzate ed aiutate a crescere».
(Intervista a Il Corriere della Sera del 15/11/2007)
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