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A Walter dico: primarie sempre
«Caro Walter, facciamo le primarie sempre. Se avessimo fatto le primarie per la scelta dei candidati alle politiche avrebbe certo aiutato, vista anche la brutta legge elettorale».
Dalla Toscana, dove il Pd ha sfiorato quasi il 50% dei voti, il governatore Claudio Martini invia questo appello a Veltroni. E, interpellato dal Tirreno, riflette sull’esito elettorale e sulle prospettive politiche future. A bocce ferme. Ora che il governo vero e quello ombra sono stati formati e che la legislatura è cominciata…
Presidente, primarie sempre.
«Le primarie sono uno degli strumenti principali per la partecipazione, aiutano a rafforzare il ruolo degli elettori nelle scelte e quindi il legame del partito con il territorio. Poi noi in Toscana abbiamo il vanto di averle inventate e sperimentate per primi con successo».
Vero, però poi a Pisa e Massa, alle recenti elezioni comunali, non le avete fatte.
«Le primarie sono una buona regola anche per i sindaci che concludono una legislatura e si ripresentano. Servono per verificare il reale gradimento della cittadinanza. Roma e Vicenza insegnano».
A Massa il no alle primarie ha diviso il Pd.
«E’ stato un errore non averle fatte. Errore che ne ha trascinati con sé altri, da parte di tutti i protagonisti di questa storia».
Ora la situazione è lacerata. Come e chi può ricucire gli strappi?
«A Massa è necessario ricostruire le condizioni per un dialogo positivo. Ci sono ragioni umane e politiche che lo richiedono. Molto dipende da Pucci, e anche da tutti gli altri. Se Pucci continua a rivolgersi al Pd creiamo le condizioni per riprendere un cammino interrotto».
Quanto ha pesato nella sconfitta il cosiddetto “fattore Prodi”, cioé l’operato del governo nei venti mesi in cui è stato in carica?
«Sicuramente nel voto nazionale l’eredità politica del governo Prodi ha pesato. Lo si è sentito chiaramente durante la campagna elettorale: c’erano vaste zone di insoddisfazione e di recriminazione».
Quali sono stati i principali errori del governo Prodi?
«Innanzitutto la disarmonia politica della maggioranza. La litigiosità continua tra i ministri ha minato la credibilità del Governo, fiaccato la sua azione, nascosto anche i risultati positivi, che pure vi sono stati e con il tempo risulteranno ancora più evidenti».
Un problema di comunicazione?
«Anche. Questi diciotto mesi sono stati un disastro comunicativo. Quasi sempre si sono sbagliati tempi, modi e toni dell’informazione».
Esempi?
«Se ne possono fare mille. Dal cosidetto “tesoretto” (c’è, non c’è…) ai Dico. Dall’indulto alle misure sulla sicurezza. Litigate pure tra di voi, meglio se nel chiuso delle stanze, ma poi varate il decreto sulla sicurezza. E invece…».
Solo un problema di comunicazione?
«Ci sono anche altri aspetti dell’operato del governo che ritengo deboli. Ad esempio l’assenza di una missione chiara e l’esasperata scissione tra i classici “due tempi”: prima si risana, poi si redistribuisce. Infine c’è un aspetto più generale, la percezione di un reale impoverimento di fasce estese della popolazione (lavoratori, ceto medio, giovani) che certo viene da lontano, da un trend negativo del Paese che dura da 15-20 anni, ma che è stato addebitato tutto a Prodi».
In questo quadro si colloca anche la Toscana. Lei in questi due anni non ha mai polemizzato con Roma, ma viene riferito un suo stato di disagio nei confronti del governo perché avrebbe disatteso agli impegni presi con la Toscana. Cosa c’è di vero?
«Alcune inadempienze ci sono state, penso soprattutto alla vicenda Autostrada tirrenica. O alla lentezza con la quale si è proceduto sull’Alta velocità, senza mai stroncare con fermezza le tante voci sull’annullamento del progetto. Poi anche altri problemi minori: vedi il gasdotto Galsi, la polemica diretta contro le Università toscane, qualche ondeggiamento su Monticchiello, un palese contrasto sulla revisione del Codice del paesaggio. Ma non credo che queste problematiche abbiano avuto un peso sul voto. Hanno semmai alimentato una percezione di insoddisfazione».
La decisione del Pd di andare da solo alle elezioni e la grave sconfitta della Sinistra Arcobaleno avrà effetti negativi sulla sua Giunta?
«Abbiamo accordi con la Sinistra Arcobaleno nati molto prima delle ultime elezioni politiche. Penso che non abbia senso disdire questi accordi, specie a pochi mesi dal voto amministrativo, solo perché Veltroni ha deciso di “correre da solo”. Non ci deve essere automatismo tra le scelte nazionali e quelle locali».
A Roma da soli e in Toscana con la sinistra radicale?
«Sul piano politico Veltroni era obbligato a prendere le distanze dall’Unione rissosa e frammentata. Riproporla era impossibile. Ma in Toscana la situazione è diversa. Qui le Giunte di sinistra sono un’esperienza storica molto forte e sperimentata. Il rapporto tra Pd e Sa è un rapporto programmatico, non ideologico».
Come trasferire l’esperienza toscana a livello nazionale? Nel Pd si è aperto un dibattito tra chi è per l’autosufficienza e chi propone alleanze con altre forze politiche. Cosa ne pensa?
«Mi sembra un dibattito surreale. Io credo che il Pd debba anzitutto darsi un profilo e una piattaforma programmatica forti. Dopodiché deve ricercare un’intesa con chi è disponibile ad allearsi sui programmi».
Anche l’Unione è nata sui programmi: un libretto di quasi 300 pagine…
«La realtà ha dimostrato che era un’intesa finta, debole, che si è tramutata in liti continue».
Le piace il governo ombra di Veltroni?
«Ho apprezzato la nomina di Chiamparino. Purtroppo è un’eccezione mentre penso che al gruppo dirigente nazionale debbano essere associate le esperienze delle amministrazioni nazionali. La separatezza tra il gruppo dirigente del Pd e gli amministratori locali che sono la forza elettorale del partito mi sembra un errore».
Esiste ancora un blocco sociale di riferimento per il centrosinistra?
«Frammentazione sociale e disomogeneità di atteggiamento sono del tutto evidenti e si manifestano anche all’interno di comunità considerate, fino ad oggi, unite. Come la classe operaia, il ceto medio, i piccoli imprenditori. Non c’è più uniformità di comportamento politico nemmeno dentro questi singoli aggregati. Figuriamoci costruire un blocco sociale stile anni ’70. E’ questa una materia da ripensare radicalmente».
La destra sembra più a suo agio in questo magma individualistico. Perché?
«Per la sua maggiore abilità e consuetudine nel dialogare con i tanti individualismi e particolarismi (vedi i tassisti che festeggiano Alemanno). La destra sceglie di solleticare tutti gli individualismi e poi li riunisce in un messaggio liberista-populista: no alle tasse, sì ai condoni. In sostanza, una semplificazione estrema del messaggio mirato ad ogni categoria».
E il centrosinistra?
«Per il centrosinistra è più difficile, ancorati come siamo alla cultura dell’interesse generale. Ma oggi il complicarsi del blocco sociale ci costringe a riflettere. E così stando le cose, ritengo che mentre strutturiamo il Pd e lo radichiamo nel territorio sarà bene riprendere un contatto vero con la realtà sociale ed economica e con le sue nuove complessità…».
(Intervista di Mario Lancisi per Il Tirreno 1105/2008)
3 risposte a “A Walter dico: primarie sempre”
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[Commento non moderato] 20 maggio 2008 alle 15:23
Salve Presidente Martini,
mi chiamo Giacomo Dorigo ed ho appena finito di leggere questa sua intervista che ho trovato molto interessante. Colgo l’occasione per informarla che il Circolo Online Barack Obama del PD ha lanciato proprio pochi giorni or sono una campagna di mobilitazione sia tra gli iscritti al partito che tra gli elettori per chiedere proprio Primarie vere, primarie sempre! Abbiamo già raccolto l’adesione di 6 circoli territoriali (e molti altri li abbiamo contattati e stiamo attendendo la loro adesione), e saremmo interessati a conoscere la sua opinione sulla nostra iniziativa.
[Commento non moderato] 26 maggio 2008 alle 11:03
Come ho detto nell’intervista sono, da sempre, un convinto sostenitore delle primarie e di ogni progetto che faccia crescere la partecipazione.
[Commento non moderato] 30 maggio 2008 alle 10:41
Mi fa piacere leggere la sua risposta di cui la ringrazio molto. Immagino che in virtù dei suoi impegni istituzionali non avrà molto tempo libero, ma se volesse farci visita nel nostro sito l’indirizzo è http://primariesempre.org
dal giorno in cui le ho lasciato il primo commento i circoli sono già aumentati a 9 e gli iscritti hanno superato i 200!