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Martini: no alla morsa Nord-Sud
Bisogna mobilitarsi sulla questione del Centro
Intervista con il presidente della Regione: «Resterò al mio posto fino al 2010»
Un confronto a 360 gradi sulle questoni politiche e amministrative. Il presidente della Regione, Claudio Martini, in una intervista al Corriere Fiorentino, ha parlato del Pd, del suo futuro, dell’appuntamento amministrativo del 2009, del ruolo di Firenze, del nodo delle infrastrutture e dei rapporti col nuovo governo. «Serve più peso da parte delle regioni del Centro, non vorrei rimanere nella morsa Nord-Sud e presto ci sarà un’iniziativa istituzionale in tal senso».
«Rimarrò fino al 2010, ho preso un impegno con gli elettori e lo rispetterò». Martini spiega che i «no» della Regione alla nuova pista di Peretola e alla bretella Incisa- Barberino non sono un freno alla città. «Lo sviluppo non è più fare nuove strade. Firenze deve essere capitale della Regione, ma senza egoismi». Poi annuncia: «Chiederò al Pd un’assemblea regionale degli amministratori per le proposte programmatiche».
«Io lavoro su un orizzonte di due anni. Ho preso un impegno con i cittadini, gli elettori e sono abituato a mantenere gli impegni. Nel mezzo ci saranno gli importanti appuntamenti elettorali del 2009, ma non esiste una mia autocandidatura per le elezioni europee. Lavoro per arrivare al 2010, poi il partito farà le proprie scelte». Risponde così Claudio Martini, presidente della Toscana, alla prima domanda — quasi obbligata — dell’intervista che gli abbiamo fatto nelle stanze del Corriere Fiorentino.
Da mesi infatti si discute della possibilità che il numero uno della Regione si dimetta nel 2009, con un anno di anticipo sul termine della legislatura, per andare a Strasburgo.
Via libera, allora, per la candidatura del sindaco di Firenze all’Europarlamento? Certo che questo possibile dualismo sarebbe stato impensabile nel vecchio Pci…
«Non c’è dualismo, perché non c’è una mia candidatura… E il vecchio Pci non c’è più. Una questione che comunque mi sembra fuorviante, anche perché già oggi il Pd ha due rappresentanti in Europa e si sta lavorando, anche nel Pdl, per cambiare la legge elettorale per Strasburgo. Credo che il Pd debba avere più di una persona nell’Ue».
Anche lei ritiene che dopo le elezioni politiche il Pd toscano debba contare di più all’interno del partito nazionale?
«Il Pd toscano è parte rilevante del partito nazionale e deve porre le proprie questioni. Di più, il Centro Italia deve contare, non solo nel Pd. Sento l’ex ministro Castelli dire che si occuperà di realizzare le infrastrutture del Nord. E quelle delle altri parti? Di che Paese parliamo? Siamo di fronte ad una possibile morsa Nord-Sud, alimentata dalla configurazione della nuova maggioranza di governo, e per questo ho già parlato con i colleghi presidenti di Regione per un’iniziativa del Centro».
Il Giornale della Toscana ha riportato alcune sue frasi concilianti nei confronti del nuovo governo. Che cosa vi siete detti nei primi contatti con Matteoli e Bondi, i ministri toscani? E che cosa si aspetta da Berlusconi?
«Bondi l’ho cercato, ma ancora non l’ho trovato. A Matteoli ho proposto di vederci presto, a fine maggio all’Elba durante il convegno sulle isole minori, e lui si è detto disponibile. Credo che dovrebbe esserci consonanza sulle infrastrutture, come la Tirrenica. Ci sono poi da confermare i finanziamenti alla Due mari. E guardo con preoccupazione anche ai fondi per l’Alta Velocità, anche se l’ad di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti ha dato rassicurazioni, nonché alla situazione di tutta la rete ferroviaria regionale, in alcuni casi perfino peggiorata. Se vogliamo centrare l’obiettivo di 500 mila toscani in treno ogni giorno non bastano i binari liberati dalla Tav nel nodo fiorentino, serve la funzionalità di tutta la rete».
Diplomazia o vera volontà di dialogo? È finita la stagione della Toscana «buco nero della democrazia »?
«Mi sembra che il centrodestra abbia abbandonato la storia della detoscanizzazione dell’Italia, si sono accorti che gli fa perdere voti. Spero che ci siano le condizioni per superare lo scontro; noi ci mettiamo tutta la buona volontà».
Ci sarà dialogo con il Pdl anche qui o i rapporti distesi a Roma possono, al contrario, essere un fastidio a livello locale?
«Penso che anche in Toscana ci siano le condizioni per un’evoluzione dei rapporti, anche se non sarà facile dal momento che non si esce mai dalla catena delle campagne elettorali. Il vero banco di prova sarà il 2009 con le amministrative, ma nei prossimi mesi mi attendo una fase di ambiguità. Di sicuro il Pdl giocherà per vincere alcune partite, ad iniziare da quella per Firenze».
Il Pd ha sfondato solo a sinistra, non al centro. Non è una sconfitta della scommessa di Veltroni?
«Che alternativa c’era? Esisteva la possibilità di ripresentare una coalizione con la sinistra? Verso il centro abbiamo pagato la mancanza di un messaggio e di un partito strutturato, ma c’è una grande potenzialità nel Pd. Serve un’identità e un programma riformista, per potersi poi rivolgere a sinistra o all’Udc e capire se possiamo costruire alleanze».
E in Toscana da dove ripartirete?
«Non esiste una proposta del centrodestra per Firenze e la Toscana, non hanno un leader in campo. La Lega ha fatto della territorializzazione la sua forza, ma qui il partito dell’orgoglio toscano siamo noi. Io chiedo al Pd toscano di tenere a settembre un’assise regionale di tutti gli amministratori locali per fare il punto su problemi e programmi. Adesso che la Sinistra e i Verdi non sono più rappresentati in Parlamento, chi se non noi deve riprendere temi come partecipazione, sviluppo e sostenibilità? ».
Dialogherete con il Pdl?
«Il dialogo con il Pdl è possibile. Anzi, per la legge elettorale serve l’intesa di tutti».
E questo non turberà i rapporti con la sinistra in quest’ultima parte di lesiglatura?
«Noi abbiamo accordi programmatici fatti prima della crisi dell’Unione e le novità non possono modificare gli accordi. Anzi, io mi impegno a portare a compimento questi accordi programmatici ».
Il Pd rischia anche in Toscana?
«Parlare di rischio mi sembra eccessivo. Anzi siamo di fronte ad un dibattito surreale: si parla
delle difficoltà del Pd quando ha ottenuto il miglior risultato d’Italia e il Pdl non è arrivato neppure al risultato del 2001».
Per il 2009, comunque, serve discontinuità?
«Discontinuità e continuità. Occorre più sintonia con i mutamenti sempre più rapidi della società, bisogna riorganizzare e snellire la macchina pubblica, lavorare per unire qualità della vita e sostenibilità del turismo, investire sulla qualità come abbiamo fatto quando abbiamo scelto di chiudere 40 ospedali per arrivare all’eccellenza. Occorre, soprattutto, smettere con la mentalità di pensare ognuno per sé. Firenze sarà capitale della Toscana quando smetterà di pensare solo a se stessa».
Che cos’è Firenze per la Regione oltre che sede dei suoi uffici?
«Firenze, come è detto nel mio programma del 2000, è la capitale della Toscana. La Regione ha dato un grande sostegno a Firenze, a cominciare dagli investimenti per Careggi, dal nuovo Meyer, dall’acquisizione della Fortezza, dai fondi per la cultura e il nuovo teatro del Maggio, per finire con servizio ferroviario e tramvia; dovunque vado, nelle altre città, tutti mi dicono: “Non c’è solo Firenze”». Sulla bretella Incisa-Barberino il no al presidente della Provincia Matteo Renzi non è stato troppo sbrigativo oltreché, forse, piuttosto impopolare tra i fiorentini?
«L’innovazione non è più fare nuove strade. L’impostazione di Renzi è sbagliata perché è necessario realizzare quanto deciso in precedenza. Quando avremo finito, nel 2015, faremo il punto e vediamo se ci saranno ulteriori necessità. Inoltre non si può ignorare il Mugello, un territorio che ha già avuto l’Alta Velocità e i cantieri per la variante di valico. Il modo migliore per bruciare l’ipotesi della bretella è buttarla nel calderone come ha fatto Renzi. E poi come si fa a parlare di 8 milioni di passeggeri a Peretola? Che cosa accadrebbe, dato che già oggi Firenze non sa come gestire il flusso di visitatori?».
Peretola, appunto. Il presidente della Camera di commercio, Mantellassi, ha dato un aut aut: subito collegamenti veloci con Pisa o potenziamento.
«C’è sicuramente un problema di collegamenti tra Firenze e Pisa, ma trovo singolare che la Camera di Commercio tiri sempre in ballo gli altri; cerchi un accordo con quella di Pisa per arrivare ad una soluzione».
Ma l’integrazione tra i due scali di cui da anni parla la Regione ancora non si vede.
«Mi sembra che le difficoltà siano frutto anche delle difficoltà delle classi imprenditoriali ed economiche delle due città. Ma ho parlato con il neosindaco di Pisa Marco Filippeschi e ci sono le condizioni per un’iniziativa rapida, con il supporto della Regione».
Parliamo di economia. Il modello toscano delle piccole e medie imprese sarà travolto dalla globalizzazione?
«Abbiamo celebrato tante volte il funerale delle piccole imprese e dei distretti e poi la morte non c’è mai stata. Non sono pessimista per il futuro, anche se alcuni distretti soffrono la competizione asiatica. Di fronte alle nuove sfide occorre riorganizzare i distretti, avere meno numeri e più innovazione, in alcuni casi avviare processi di riaggregazione ».
L’export della regione è in affanno. Solo Firenze appare in controtendenza, ma soprattutto grazie alla Nuovo Pignone, un’azienda grande.
«L’internazionalizzazione è una strada obbligata per le nostre imprese, che devono anche puntare su joint venture, costruire all’estero. Quando proposi finanziamenti per chi investiva all’estero fui accusato di voler aiutare la delocalizzazione; ma con i profitti fatti all’estero si può investire in Toscana, in competività».
Per raggiungere questi obiettivi serve più l’intervento della politica o delle imprese?
«Entrambi possiamo fare molto di più. Come Regione possiamo agire per il sostegno all’internalizzazione delle imprese e per la loro promozione e quella del prodotto-Toscana. Stiamo iniziando, con Toscana Promozione, ad ottenere risultati ma vogliamo di più. Entro l’anno presenteremo il “manifesto di attrattività” della Toscana per le imprese straniere».
Che destino immagina per le università toscane? Finiranno le eccellenze?
«Le università toscane, nella loro autonomia e peculiarità, devono integrare progetti e attività, aprirsi alla società locale e non essere “torri di avorio”, raccordarsi con il mondo dell’industria anche se questo è un problema comune a tutto il Paese. Inoltre stiamo per varare una legge regionale per la ricerca universitaria che conterrà linee politiche e risorse. Piuttosto, negli ultimi due anni c’è stato un problema…» Cioè?
«Il governo Prodi, il ministro Mussi in particolare, secondo quanto mi hanno detto i rettori, ha avuto un rapporto conflittuale con le nostre università. Ha posto temi anche corretti, ma senza un atteggiamento di dialogo».
Servizi pubblici. I cittadini, dall’acqua ai rifiuti, non stanno pagando anche i costi delle scelte amministrative in Toscana?
«C’è stato un indubbio ritardo sulla modernizzazione dei servizi e gli aumenti della tariffe sono dovute anche alla mancanza di una dimensione regionale necessaria per ottimizzare i costi. Nei prossimi anni serviranno grandi investimenti per l’emergenza- acqua e nella legge sui servizi pubblici approvata dalla giunta c’è anche un intervento per tutelare le fasce deboli. C’è poi il problema generale di come difendere i redditi bassi. Il problema maggiore è che le dimensioni locali non sono in grado di ammortizzare i costi».
La parcellizzazione non comporta anche un rischio di colonizzazione?
«Qui, a differenza dell’Emilia Romagna, non si è dato importanza alla dimensione sovracomunale. E da qui nasce anche un rischio di colonizzazione ».
Il fatto che il sindaco di Roma sia Gianni Alemanno (Pdl) cambia il progetto di maxi-spa regionale con Acea, società il cui azionista di maggioranza è il Comune di Roma?
«Ci misureremo con Alemanno per verificare se l’eventuale nuovo management della spa significherà cambiamenti nel progetto. Se non ci saranno andremo avanti con Alemanno».
Agricoltura: molti coltivatori sbarbano olivi, poco remunerativi, a favore dei vigneti. Ma così la regione non rischia uno stravolgimento della sua identità?
«Il problema esiste e mi preoccupa. Dobbiamo aprire subito un confronto con gli agricoltori su questo tema e su quello del cibo, che non può essere usato per far andare le auto invece che per nutrire. Su questi temi lavoreremo alla revisione del piano delle politiche agricole dell’Unione Europea».
Centri di permanenza temporanea per immigrati. Perché in Toscana non è stato realizzato un Cpt?
«Noi ne parlammo con il prefetto Serra e dissi che eravamo disponibili, ma che non poteva essere lo Stato ad imporre agli enti la localizzazione. Il vero problema è che dal 2001 in poi nessuno ha riproposto l’argomento, né il governo Berlusconi né il governo Prodi. In ogni caso i Cpt non hanno funzionato: non lo diciamo noi, lo dicono osservatori esterni, anche Amnesty International; il loro modello va radicalmente ripensato».
Ridurrete i consiglieri nei prossimi mesi? Ci sarà una nuova legge elettorale regionale?
«Penso che si debba tornare a 50 consiglieri, che occorra ridurre il numero massimo di assessori da 14 a 10. E sulla legge elettorale non credo vada riscritta, sono sufficienti alcune modifiche per correggerre i due problemi: il premio alla frammentazione politica e il rapporto elettore-eletto».
Preferenze sì o no?
«Sono critico sulle preferenze, un sistema che esiste solo in Italia e che, facilitando il voto di scambio, rappresenta una distorsione della democrazia. Penso che per recuperare la possibilità di scelta degli elettori la via migliore sia una significativa quota di collegi uninominali, più una parte per il recupero proporzionale».
Sulla riduzione dei costi della politica la Regione ha la coscienza a posto?
«Ci stiamo lavorando. Lunedì (domani ndr), ad esempio, presenteremo la proposta di legge per il taglio delle comunità montane da 4 a 7: dobbiamo farlo per impedire che lo faccia il governo eliminandone 12».
Favorevole a cancellare le Province?
«In tutti le nazioni esiste un livello intermedio tra Regioni e Comuni. Prima di parlarne sarebbe bene capire se è possibile ripatire le competenze sui due livelli».
E la città metropolitana fiorentina?
«Sarebbe opportuno che tutti i candidati sindaco di Firenze e dell’hinterland inserissero nei loro programmi l’attuazione del livello istituzionle della città metropolitana».
Chi le sta più simpatico tra Walter Veltroni e Massimo D’Alema?
«Non ho un rapporto frequentissimo con nessuno dei due. Sono l’unico iscritto alla corrente di Martini… Sono un “martiniano” di ferro. Piuttosto noto che nel gruppo nazionale del Pd è poco considerato chi non è passato da Roma, un limite che si chiama autorefenzialità».
E tra Matteo Renzi e Leonardo Domenici?
«Ho un rapporto non frequentissimo anche con loro».
E tra Riccardo Conti ed Enrico Rossi, suoi assessori?
«Ho molto più rapporti con Rossi; le necessità della sanità sono molto più impellenti finanziariamente ».
Ammira di più Papa Woityla o Papa Ratzinger?
«Sicuramente Woityla per la sua visione più cosmopolita, per un’impronta di minore impegno diretto nella politica italiana. In certi momenti l’attenzione della Chiesa di Ratzinger verso la politica italiana è tanto legittima quanto eccessiva. C’è poi il limite dei politici, sia di sinistra che di destra, di attribuire troppo valore politico alle posizioni della Chiesa».
Meglio vivere a Firenze o a Prato?
«Meglio vivere a Firenze, ma meglio vivere con i pratesi».
Passerà alla storia come il presidente del Social Forum Europeo. Le fa piacere?
«Spero di non passare alla storia solo per quello, ma mi fa piacere. È stata una bellissima esperienza e in quei giorni Firenze è stata la capitale dell’incontro tra i giovani».
Per il prossimo presidente della Regione ci sarà bisogno di discontinuità o potrà essere un esponente della sua giunta?
«Il problema non è se sarà o meno della mia giunta, e sarà inevitabile che chi verrà rappresenti continuità e discontinuità, come del resto è successo con me ed il mio predecessore Chiti. La questione sarà risolta dalle primarie».
E non crede che al vertice della regione sia l’ora di tornare ad avere un fiorentino?
«Non deve più essere un problema l’appartenenza ad una città, io sono di Prato, ma da 8 anni sono fiorentino. In ogni caso anche questo nodo sarà sciolto dal voto alle primarie».
(intervista di Paolo Ermini, a cura di Mauro Bonciani, per il Corriere Fiorentino 11/05/2008)
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