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La conferenza stampa di fine anno di Claudio Martini
La conferenza stampa di fine anno di Claudio Martini. Gli obiettivi e le priorità per il 2009.
Intervista per La Stampa
Sì, c’è un travaglio vero, forte. Il Pd andava fatto prima e non, poi, in fretta, come è accaduto. Oggi nella intemperie in cui siamo sono venute a galla le approssimazioni dovute a esperienze e culture diverse». Claudio Martini, presidente della Regione Toscana dal 2000, non si nasconde certo dietro un dito, né mette la testa sotto la sabbia nella speranza che lo tsunami politico che scuote il Partito democratico passi in fretta.
Insomma, la gatta frettolosa Presidente…
«La crisi è profonda, ma dire che si tratta di una fusione mal riuscita lascia intendere che il percorso sia già concluso, senza risultato, e non è proprio così…»
E allora come è che stanno le cose?
«Bisogna dire che da quando ha vinto Berlusconi c’è ormai, ed è fin troppo evidente, un accodamento conformistico a «sparare» contro il Pd. Tutti contro i democratici: prima del voto Veltroni era un fenomeno, oggi è un incapace. Mi pare che ci sia qualcosa che non torna. Anche perché, bisognerebbe pure sottolineare, che in questa fase, non c’è un pezzo della sinistra europea che funzioni, dalla Francia alla Germania. Forse l’unica eccezione è al Spagna di Zapatero che, però, sarà costretta a fare i conti con la crisi economica. Certo, da noi si fatica, eccome se si fatica…»
E perché?
«Si fatica perché manca una vera proposta innovativa. Si è ritenuto che mettendoci insieme (Margherita e Ds) si sarebbero risolti i problemi, ma non è così. Solo l’ottimismo assurdo di Berlusconi può dire, di fronte anche ad una crisi economica così imponente, che tutto si risolverà».
Ma, allora, Presidente come se ne esce?
«Nella riunione di ieri è stato fatto un passo avanti. Ora dobbiamo individuare pochi punti sui quali coinvolgere la nostra gente. E’ da questo che dobbiamo ripartire e non dall’età dei dirigenti o dal numero dei candidati. Il vero patrimonio è la nostra gente: non bastano le conferenze stampa fine a se stesse». Continua »
Pegaso d’Oro a Ingrid Betancourt
Colleghi Consiglieri,
Autorità presenti, Signore e Signori,
Carissima Ingrid Betancourt
è con grande gioia che presiedo questa cerimonia in cui la Regione Toscana assegna il Pegaso d’ Oro 2008 a Ingrid Betancourt.
Il Pegaso è il simbolo della Toscana, un segno di speranza e di forza tratto dalla nostra tradizione; è stato l’emblema dei combattenti toscani durante gli anni difficili della lotta al nazifascismo per la liberazione del nostro Paese; oggi rappresenta il segno della “battaglia” pacifica e disarmata che impegna l’intera comunità regionale per la libertà e la difesa dei diritti umani.
Il riconoscimento che ci apprestiamo a conferire è “tagliato su misura” per la biografia e l’attività di Ingrid Betancourt, senatrice della Repubblica di Colombia.
Ingrid è il simbolo della difesa dei diritti umani nella Repubblica della Colombia. Una scelta pagata a caro prezzo con una lunga e sofferta prigionia, vissuta in condizioni drammatiche e disumane.
Durante la segregazione nella foresta Ingrid scrive queste parole: “…allora è meglio non desiderare nulla, per restare almeno libera dai desideri”. Sono parole di straordinaria verità e di attaccamento alla vita, di forte determinazione. Parole che danno voce a tutti gli uomini e le donne che vivono la condizione di ostaggi e di prigionieri politici, qualunque sia il luogo della loro detenzione e della loro sofferenza. Continua »
Il testo della comunicazione in Consiglio Regionale sulla localizzazione del Centro direzionale della Regione nell’area di Castello
1- Premessa
La vicenda della localizzazione del Centro direzionale della Regione nell’area di Castello è lunga e complessa ma può essere sinteticamente ricostruita nei suoi aspetti essenziali con gli elementi forniti nei successivi capitoli di questa comunicazione.
Sarà così possibile evidenziare la correttezza e la coerenza del comportamento tenuto dai vari governi regionali che si sono succeduti, dall’inizio del processo fino ai giorni nostri.
L’arco temporale di riferimento inizia nel maggio del 1999 ed il percorso, per quanto attiene alle competenze regionali, ha riguardato sia i profili urbanistici sia quelli relativi alle strategie organizzative, con particolare riferimento alla razionalizzazione dell’assetto delle sedi degli uffici del centro direzionale regionale.
2- La ricostruzione analitica della vicenda: l’accordo di programma del 1999
Il punto di partenza della vicenda porta la data del 28 maggio del 1999, quando viene sottoscritto, fra la Regione Toscana, la Provincia di Firenze, il Comune di Firenze ed il Ministero dei Lavori Pubblici, un Accordo di programma che ha per contenuto: Continua »
Trasparenza, prima di tutto.
Il presidente della Regione duro sul caso Fondiaria
Martini: a Firenze comportamenti riprovevoli
«Occorre che il politico si dia un codice di comportamento rigoroso, che non ceda a pratiche correntizie e ad atti poco trasparenti. Il caso di Firenze è esemplare di un costume politico sbagliato, fatto di leggerezze e pressappochismo, di insufficiente trasparenza, di controllo correntizio del consenso e di lotta politica per fazioni. Comportamenti non immorali, ma eticamente sbagliati, riprovevoli». Dopo anni di silenzio e di understatement istituzionale, il presidente della Regione Toscana Claudio Martini parla e dice la sua in un’intervista al «Tirreno» sulla questione morale. Con durezza. E’ preoccupato, e si vede: «Il caso Firenze può nuocere alla definizione dei futuri assetti nei Comuni e nelle Province della nostra regione». Il governatore della Toscana teme insomma che la “questione morale” finisca per pesare in modo determinante sul Pd e sul governo dell’intera regione. Ed è proprio dalla definizione di “questione morale” che prende il via questa conversazione.
Esiste una questione morale nel Pd?
«Bisognerebbe intendersi su cosa si intende per questione morale. Nel dibattito che si è affermato, soprattutto a partire da Tangentopoli, mi pare che per immorale si intenda tutto ciò che è connesso a corruzione, concussione, insomma ad atteggiamenti penalmente illeciti. Da questo punto di vista mi pare che, almeno a Firenze, una situazione che conosco da vicino, le intercettazioni non rivelino – per quello che si è letto fin qui – situazioni di illegalità o provvedimenti illeciti bene».
Berlusconi sostiene che la questione immorale alligna nel Pd.
«Le sue accuse mi sembrano surreali. Se c’è qualcuno che in questo Paese ha alimentato la cultura immorale (penso all’elogio dell’evasione, ad esempio) è proprio Berlusconi e il berlusconismo». Continua »













