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Immigrazione, all’opposizione chiedo più equilibrio
Fare ostruzionismo fa parte delle regole del gioco e delle prerogative dell’opposizione ed e’ una scelta che rispetto. Ma appartiene alle stesse regole anche la volonta’ di una maggioranza convinta e compatta che vuole votare il testo di legge sull’immigrazione al piu’ presto.
All’opposizione chiediamo piu’ equilibrio, per il buon andamento del Parlamento regionale e delle relazioni istituzionali, e piu’ coerenza: a Roma il governo chiede piu’ poteri e taglia a colpi di fiducia il dibattito parlamentare; in Toscana invece il centrodestra si comporta nella maniera esattamente opposta. Riprenderemo serenamente e con determinazione il dibattito lunedi’ prossimo nell’aula del Consiglio, con l’obiettivo di condurre in porto una legge di civilta’ e di giustizia, che, nel dare diritti agli immigrati regolari, rafforza la sicurezza di tutti i toscani e consente di fronteggiare meglio il fenomeno dell’immigrazione irregolare. Insomma, come ho gia’ avuto modo di dire, in Toscana non faremo morire nessuno di fame, ne’ gli faremo mancare le cure mediche di cui ha bisogno o un tetto sotto cui dormire d’inverno.
La nostra legge apre una pagina nuova nelle politiche sociali per tutti i toscani perche’ allarga la platea dei servizi sociali, come abbiamo gia’ iniziato a fare per gli anziani non autosufficienti.
La Toscana, i migranti e il primato della persona
Il governo pensa che l´immigrazione sia il Problema – e gli immigrati siano solo un trucco per eluderlo. Gli immigrati hanno occhi, bambini, salutano, implorano, annegano.Il governo vigila: la compassione rende deboli. Dice una maestra di Prato: «Quasi tutti i piccoli cinesi lavorano nei laboratori fino a sera e la mattina si addormentano con la testa appoggiata sul banco». Ma è il libro Cuore: «Coretti che si leva alle cinque per aiutare suo padre a portar legna!» – e poi a scuola si addormenta di un sonno di piombo. Ieri Coretti, oggi i piccoli cinesi, domani chissà chi altri: il governo chiude il libro Cuore e richiama al Problema. In quella Prato, per dire, più di un´impresa su quattro (il 27,4%) ha un titolare immigrato! E se gli italiani hanno il cuore debole, non parliamo dei toscani. «Con la più grande soddisfazione del nostro paterno cuore abbiamo finalmente riconosciuto che la mitigazione delle pene… invece di accrescere il numero dei delitti ha considerabilmente diminuiti i più comuni, e resi quasi inauditi gli atroci, e quindi siamo venuti nella determinazione di non più differire la riforma della Legislazione Criminale, con la quale /viene/ abolita la pena di morte… ed eliminato affatto l´uso della tortura… Una ben diversa Legislazione può più convenire alla maggior dolcezza e docilità di costumi del presente secolo, e specialmente nel popolo Toscano…». Così il granduca Pietro Leopoldo, in Pisa, il 30 novembre 1786, prima abolizione della pena di morte in uno Stato. La Regione Toscana festeggia quella data lì. Ed era uscita a Livorno, 1764, la prima edizione di Dei delitti e delle pene. «In Toscana non faremo morire nessuno di fame, né per mancanza di cure o di un tetto sotto cui dormire d´inverno». Questo non è Beccaria, né Pietro Leopoldo: è il governo della Toscana d´oggi, che ha raccolto leggi e proposte regionali sugli immigrati in un testo unico, sollevando le furie del centrodestra. Continua »
La nostra legge sull’imigrazione
La Regione Toscana sta discutendo una nuova legge sull’immigrazione che ha come obbiettivo dare certezza e stabilità di diritti a tutti gli immigrati regolari presenti sul nostro territorio. Facciamo questo per favorire il loro inserimento e facilitare la convivenza con tutta la popolazione della Toscana. Si tratta di una legge di grande civiltà che vuole affrontare un tema sicuramente difficile e vuole farlo con una mentalità aperta e positiva. L’immigrazione è una grande risorsa, oltre che un problem,a con cui la nostra comunità deve confrontarsi. La legge contiene delle proposte con cui noi puntiamo a inserire al meglio gli immigrati regolari nella nostra comunità garantendogli l’accesso ai servizi fondamentale permettendogli così di essere cittadini a pieno titolo del nostro territorio. Anche perchè sul nostro territorio essi lavorano e si impegnano a realizzare lo sviluppo della regione. Ovviamente il diritto degli immigrati non è in alternativa a quello dei cittadini toscani: noi siamo impegnati a far sì che il diritto dell’immigrato faccia crescere anche i diritti di tutti coloro che vivono qui da sempre. Perchè con una maggiore sicurezza, una maggiore tranquillità sociale e il pieno inserimento di chi lavora qui avremo la possibilità di dare risposte migliori per la casa, per il lavoro, per il sociale anche ai cittadini toscani. Continua »
Intervista a Sergio Givone
Per il filosofo è una scelta politica delicata e rischiosa
«I principi sono giusti, ma l’elettore non capirà»
Sergio Givone: Martini ha avuto coraggio
«Sui principi non si può fare passi indietro, anche se il rischio di perdere consenso politico ed elettorale è reale». Il filosofo Sergio Givone non ha dubbi: la legge regionale sull’immigrazione segna uno spartiacque all’interno del Pd e del centrosinistra. «Siamo di fronte ad una svolta epocale. E a un’alternativa, che dipende dalla risposta che dobbiamo dare chiara, netta, a una domanda: chi sono per noi i migranti?».
E chi sono?
«Se sono corpi estranei, sono da combattere o quantomeno da tenere sotto controllo. E dobbiamo usare nei loro confronti tutte le precauzioni che una società deve usare nei confronti dei corpi estranei, che in quanto tali sono portati a delinquere, alla margininalizzazione, a comportamenti ostili. Questa è una risposta possibile alla domanda».
Diciamo quella di destra. E quella di sinistra?
«Che sono membri della comunità nazionale. Non dico ancora cittadini a tutti gli effetti. Lo devono diventare. Io credo che la Regione Toscana abbia dato una risposta chiara a quella domanda, e ha scelto la seconda risposta».
In controcorrente, rispetto anche al proprio bacino di riferimento politico…
«Diciamo pure che il popolo italiano nella sua maggioranza, dove ci sono anche cittadini che votano a sinistra, tende a dare la prima risposta».
È complicato però tradurre in realtà quell’affermazione di principio.
«Sì, ma non c’è alternativa: una volta fatto un certo passo, non è che si possa tornare indietro, magari dicendo che dobbiamo prima servire servizi sanitari e sociali per gli italiani, e poi per gli immigrati. Noi disponiamo di un servizio sanitario nazionale che, con tutti i limiti, è tra i migliori al mondo. Questo servizio va erogato a tutti allo stesso titolo».
Anche all’immigrato «sans papier »?
«Sì».
Rimane il problema politico, che esplode magari quando si tocca non il diritto alla salute, ma altri diritti che fanno normalmente parte di una società evoluta, dagli asili all’assistenza sociale. Come reagirà, anche un italiano di «sinistra» quando si troverà dietro a un immigrato irregolare?
«In una società evoluta credo non si possano distinguere servizi assistenziali di base da quelli di più ampio respiro, quelli al malato o lo studio, gli asili, le mense».
Ma per la legge italiana, gli immigrati irregolari non fanno parte della nostra comunità: andrebbero espulsi.
«Questo è un problema che riguarda l’applicazione delle legge di accoglienza per chi si trova sul nostro territorio. Non è possibile espellerli come è successo in questi giorni. Chi rischia di essere messo in galera, torturato o peggio ucciso se rimpatriato, non può essere espulso. E le leggi internazionali si rispettano in tutti i sensi: quelle per gli immigrati clandestini, ma anche quella internazionale. Ho l’impressione che nel ventre, nel profondo di questo paese ci sia paura, non ingiustificata, per un momento grave di trasformazione nel quale tutto può succedere: conflitti, tensioni. Ma queste paure non possono essere esorcizzate con una chiusura a riccio: l’altro c’è. E non siamo noi figli di 100 mila flussi migratori?». Continua »
Il ‘modello toscano’ agita
Per favorire il confronto di idee sulla legge toscana sull’immigrazione metto a disposizione alcuni articoli di giornale pubblicati oggi.
Il «modello toscano» agita la sinistra
Il caso Un welfare per gli stranieri, anche irregolari. Chiamparino: la multietnicità c’è, investiamoci
Bresso: sto con Martini. Ma Penati: sicurezza non è subalternità alla Lega
(Corriere della Sera 20/05/2009)
«È ora di finirla. Ogni volta che un esponente del Pd si occupa di sicurezza, diventa subalterno alla Lega». Di più: «Io penso che questo tema debba diventare una delle colonne della proposta del Partito democratico». A Filippo Penati, l’alternativa prospettata dal governatore toscano Claudio Martini proprio non piace. Giusto ieri, in Toscana è approdata in aula una legge sull’immigrazione dall’impostazione radicalmente diversa da quella degli ultimi provvedimenti governativi in tema di sicurezza. Presentandola, Martini ha lanciato un appello al Pd a «non inseguire il modello culturale del centrodestra» ma a metterne in campo uno alternativo, «incentrato sul primato della persona».
E nel partito, si apre la discussione. Con Penati che riparte alla carica: «Noi non possiamo lasciare da sola la povera gente che vive nei quartieri difficili. Certe posizioni potranno essere utili per le proprie battaglie dentro il partito, ma ci allontanano dal sentire delle persone. E certo, non ci aiutano a prendere voti in campagna elettorale». Più chiaro di così…
Sul fronte opposto, si schiera invece Mercedes Bresso. La presidente del Piemonte annuncia anzi che leggerà attentamente il provvedimento toscano «per capire quali spazi normativi ha saputo individuare ». Sull’immigrazione, Bresso è convinta che la strada non possa che passare «da un governo europeo dei flussi». Ma ritiene che «un buon governo dovrebbe spiegare al paese che degli immigrati abbiamo bisogno. Così come ne hanno bisogno tutti paesi avanzati».
Sulla stessa lunghezza d’onda un anche Sergio Chiamparino. Per il sindaco di Torino «la multietnicità è già nei fatti, si tratta di capire come ciascuno possa fare la sua parte per renderla una risorsa. Per un Comune, penso alle scuole e all’avviamento al lavoro». Soprattutto, anche secondo Chiamparino servirebbe «un governo in grado di regolare davvero i flussi immigratori, invece di produrre tutte quelle parole». Il sindaco torinese cita come esempio della «politica della parole» le ronde, «che sono soltanto un annuncio pericoloso, una privatizzazione politicizzata della sicurezza che non ci renderà più sicuri». O ancora, il reato di clandestinità che «anche in considerazione dello stato delle carceri, rischia di essere puro annuncio». Continua »













