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Martini: un ribaltone che oscura tutto
«In regione buoni risultati, ma la caduta di Prato è storica». «Addormentati sul monopolio di potere»
Come ai vecchi tempi, ha fatto politica porta a porta, uscio a uscio. Ma non è bastato. Prato è caduta e Claudio Martini, presidente della Regione ed ex sindaco della città, non nasconde la portata storica della sconfitta. Anche se invita a guardare tutto l’orizzonte, i successi nelle Province, le conferme nei Comuni e lo «scippo» di Montecatini.
Sono le 21.50, manca solo una sezione all’ufficializzazione della vittoria di Roberto Cenni, ma ormai non ci sono dubbi da tempo.
Presidente, un commento a caldo…
«Il risultato di Prato è negativo e lo è anche perchè finirà per oscurare quanto di buono è accaduto, con maggioranze anche ampie confermate, con Montecatini e Massarosa prese al centrodestra, con la Provincia di Grosseto dove Antichi non ha ottenuto nulla… Questo però non sminuisce l’importanza del ribaltamento politico a Prato. La valenza storica della nostra sconfitta».
Prato è sintomo di cosa, a suo guidizio?
«Non è l’inizio di una ‘valanga’ che non vedo e che non c’è neppure nel bilancio complessivo delle elezioni amministrative, non è il metro di ciò che accade in Toscana. È un caso a sè. E conferma quanto sia problematico per chi governa affrontare una situazione così complicata, con crisi economica e tensioni sociali verso i cinesi».
Perchè l’amministrazione ed il Pd di Prato hanno perso?
«In questi giorni di porta a porta, davvero intensi, ricchi, sono accadute mille cose, ma in sintesi ho raccolto il disagio, il malessere verso l’amministrazione, ma questo succede un po’ ovunque, unito però ad una cosa in più: il disagio tutto politico per il distacco dei dirigenti locali e nazionali dalla gente di Prato. Ho avvertito che, per la prima volta nella storia di una città abituata a fare da sola e a superare ogni crisi, ci si chiede ‘ce la faremo?’; ‘il tessile esisterà ancora?’».
E il problema immigrazione?
«Qui, a Prato, l’immigrazione della comunità cinese è così concentrata che le difficoltà non hanno pari in nessuna altra parte della Toscana. Anche perchè la comunità cinese quasi si oppone all’integrazione e questo crea altri problemi. In questi giorni un sacco di gente mi ha fatto domande, mi ha raccontato le sue inquietudini, e io mi sono impegnato per mettere nella fase di governo queste istanze, per farmi loro ‘portavoce’; alla Provincia è andata bene, al Comune no».
Non crede che la legge regionale sull’immigrazione abbia influito sul voto?
«Tutti mi hanno chiesto della legge, ma ogni volta sono bastati pochi minuti per spiegarla e mostrare l’infondatezza della strumentalizzazione portata avanti. La legge non ha creato problemi in Toscana, ma a Prato ha avuto un impatto più forte, ha fatto danno la campagna mediatica del centrodestra sulla presunta ‘apertura ai clandestini’. Avremmo dovuto accompagnare l’approvazione della legge con una campagna informativa. Anche a Prato non siamo riusciti a spiegare a tutti come stanno le cose».
Col senno di poi, farebbe votare la legge prima delle amministrative?
«Ho sempre detto, e ne sono convinto, che non si può ragionare con la testa nelle urne. Se una legge è giusta si vota e basta, se è sbagliata no. E di troppa tattica a volte si muore. Ma comunque ormai a Prato è fatta, è inutile stare a fare considerazione sulla legge regionale sull’immigrazione ».
Che lezione può trarre il Pd e la sinistra da Prato?
«Che non ci sono vittorie per sempre, così come non ci sono sconfitte per sempre, e che la competizione vera non ci fa male: a volte ci siamo addormentati a causa del monopolio di potere. Invece più dialettica c’è e meglio è. Il Pdl a Prato è stato bravo a canalizzare il malessere e la voglia di svoltare, ma adesso dovrà dimostrare di avere una cultura di governo, cosa che in campagna elettorale non si è vista e che mi auguro emerga per il bene della città».
Una Prato azzurra in una Regione rossa, circondata da amministrazioni rosse, potrà essere un problema, ad esempio per il governo di importanti aziende?
«È troppo presto per pensare a questi aspetti e comunque in tanti territori si gestiscono servizi o aziende anche tra amministrazioni di colore diverso».
Per concludere, presidente, cosa ha detto a Cenni?
«Gli ho detto che potrà contare su un rapporto istituzionale con la Regione, noi non guardiamo il colore delle amministrazioni, non facciamo questioni di schieramento. Ma anche lui dovrà fare altrettanto e riconoscere in noi un interlocutore… Anche perchè le promesse elettorali del governo sono già svanite, ad esempio sul contratto di programma su Prato».
(Intervista al Corriere Fiorentino del 23/06/2009)
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