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Troppa fretta, così ci facciamo del male

Questo dibattito mi sembra surreale. Per ora resto a guardare…
Il congresso del Pd in autunno? «Per me sarebbe stato meglio farlo dopo il voto regionale ». Non ha dubbi il presidente toscano Claudio Martini «all’ultima direzione nazionale non c’ero per motivi personali, ma vi fossi stato avrei sostenuto la tesi di Finocchiaro, Chiamparino ed altri» dice. «Penso che bisogna fare prima una riflessione su cosa sta accadendo in noi e intorno a noi» commenta il capo della giunta della Toscana. Intanto Dario Franceschini e Pierluigi Bersani sono già in pista per la leadership del Pd, dopo il Lingotto sullo sfondo si fa largo la sagoma di un outsider che piace tanto agli under 40 «ma sento il rischio che si vada ad un congresso affrettato in cui sia troppo poco lo spazio per una riflessione vera su cosa sta succedendo intorno a noi» insiste Martini. Il suo pensiero va subito alla crisi economica «qual è la nostra idea per uscirne?» si chiede il presidente toscano «giustamente diciamo che il governo non l’affronta seriamente, ma noi però dobbiamo mettere in campo una proposta complessivamente organica sui grandi temi sociali ». Martini, i nodi da sciogliere sono tanti. «Il grande tema è su come costruire una nostra maggiore compattezza, è quanto ci chiede la gente. In giro sento una forte preoccupazione, che in realtà prevalga di nuovo una logica di tensione e di distanza l’uno dall’altro». Franceschini e Bersani, Chiamparino ci sta pensando. Lei con chi sta? «A chi potrebbe interessare con chi sto io?A me interessa partecipare ad una discussione seria». Aspetta le proposte di chi aspira a guidare il Pd? «Proprio così. Voglio vedere le piattaforme politiche di Bersani, Franceschini e di chiunque altro e quando avrò verificato se, a mio modesto parere, affrontano davvero i nodi che vedo nella società e nel travaglio che c’è nel nostro mondo, allora deciderò di aderire o di sostenere certe idee. Mi sembra che questa corsa allo schierarsi, a prescindere dai contenuti, sia uno dei problemi più grossi ».

I trentenni e i quarantenni vogliono  contare di più e puntano su Chiamparino  a loro voglia di rinnovamento.
«Io mi considero un po’ all’antica. Quindi, vorrei sapere cosa propone questo terzo uomo o donna, che abbia trenta o quarant’anni, cosa propone oltre ad essere un quarantenne? Proporrà un’idea su come gestire tutto il partito e non solo quelli della loro generazione, avrà un’idea su come rimettere insieme una nostra organizzazione, che è molto evanescente in tanta parte del paese? Qual è la loro idea sulla forma partito? Se alla fine il problema diventa solo una insulsa gara mediatica, francamente non mi interessa». D’Alema e Veltroni si dovrebbero fare definitivamente da parte? «Non sono mai stato né veltroniano e né dalemiano. Tutti i dirigenti del   partito dovranno dareun loro contributo, certo complessivamente abbiamo bisogno che emerga una nuova generazione, che si mescoli anch’essa. Mi sembra un dibattito surreale e anche questomi conferma che impostato così il congresso ci farà solo del male». Il dibattito surreale non potrebbe essere figlio di un partito surreale? «Io il partito lo vedo, l’ho incontrato concretamente nelle campagne elettorali e nelle amministrazioni. Il problema è collegare questo partito e la realtà, con tutti i suoi difetti, come: una certa autoreferenzialità, una spinta correntizia che sta prendendo campo un po’ in tutte le generazioni. Se noi discutiamo ancora su che età devono avere i dirigenti, se certi dirigenti si devono fare da parte, vuol dire che nonparliamo di una linea politica, ed è questo il vero grande problema». Da ex sindaco di Prato quanto di questi problemi hanno contribuito alla recente sconfitta  amministrativa? Dopo sessantatre anni la città cade nelle mani delle destre. «Penso che anche a Prato ci sia stato un acutizzarsi senza prospettiva della crisi economica e un esplodere fuori controllo della questione immigrati, in particolare quella cinese. Siamo stati presi in contropiede. Il problema è politico: noi perdiamo nelle situazioni in cui la crisi si mischia in una grande paura nel rapporto con gli stranieri. Perché succede? Questi mi sembrano dei grandi problemi politici».
A Prato però non sono mancati i veleni dentro lo stesso Pd. «Sicuramente avranno contato anche le divisioni di un gruppo dirigente, è inutile dire che non ci siano.  Prato è una città difficile da maneggiare. Ora voglio vedere la destra alla prova».

(L’Unità del 29/06/2009 intervista realizzata da Osvaldo Sabato) 

Senza categoria - Commenti(0)  29 giugno 2009    

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