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Martini cambia la cura anticrisi

Intervista con il presidente della Regione: criteri diversi per l’erogazione dell’una tantum ai disoccupati
«Allargheremo i parame­tri per consentire a più disoc­cupati di accedere agli aiu­ti ». Il presidente della Regione Clau­dio Martini annuncia che cambierà le regole, poi rivolge un appello alle ban­che — «più dialogo con le imprese» — e al governo: «Basta immobilismo, gli enti locali da soli non ce la fanno».
«I numeri, anche quelli che ho letto sul Corriere Fiorentino , parlano chiaro, dico­no una cosa sola, che la crisi c’è e che la situazione questo autunno sarà pesantissi­ma ». In una giornata funestata dall’en­nesima morte sul lavoro, il presidente della Regione Claudio Martini parla di economia, occupazione, crisi. E annuncia nuovi provvedimenti, chiedendo però al governo di fare la propria parte.
Presidente, il rientro dalle ferie per migliaia di persone rischia di essere un dramma.
«La situazione è preoccupante e del resto non ci voleva molto a pre­vederlo; a fine luglio lo avevamo det­to. Sapevamo che a settembre qualche azienda non avrebbe riaperto, che si sa­rebbero sommate le conseguenze di mesi di difficoltà, che gli effetti sull’occupazione sarebbero stati importanti. Sta arrivando ora, per intero, l’onda lunga della crisi e c’è viva preoccupazione».
Ci sono segnali di ripresa?
«Dal nostro osservatorio, tutti gli inviti all’ottimismo, nazionali e internazionali, appaiono poco realistici. Se anche la ripre­sa c’è, prima che esprima il proprio poten­ziale, soprattutto sul fronte dei posti di la­voro, ci vorrà molto tempo».
Cosa farà o può fare la Regione?
«Moltiplicare gli sforzi. I fondi per le ga­ranzie al credito saranno interamente utiliz­zati e abbiamo messo in campo altri stru­menti, ma serve soprattutto un impegno del governo. L’assessore al lavoro Simonci­ni ha indetto una riunione straordinaria mercoledì proprio per fare il punto sulla cri­si e sugli ammortizzatori sociali, per esami­nare la situazione dei distretti e di alcune singole imprese in grave crisi, ma senza una prospettiva vera non si va avanti. Sen­za l’intervento del governo, finora assoluta­mente insufficiente, non si può uscire da una simile congiuntura».
Sindacati e categorie hanno chiesto una maggiore efficacia e omogenità negli interventi. Alla Regione hanno chiesto ad esempio di cambiare i criteri di erogazio­ne dell’una tantum per i disoccupati, da­to che ne hanno usufruito meno di 150 persone. Pensate a nuovi strumenti?
«La riunione convocata da Simoncini serve anche a questo. Come detto, però, il fondo di sostegno alla liquidità delle im­prese tra poche settimane sarà utilizzato al 100% e non si possono immaginare rifinan­ziamenti. Per quanto riguarda l’una tan­tum siamo partiti un po’ prudenti, con pa­letti selettivi per evitare che il fondo si esaurisse subito. Ora però allargheremo i parametri, così da consentire in poco tem­po l’accesso a più persone. E stiamo pen­sando anche a nuovi strumenti per le situa­zioni di crisi, da attuare di concerto con gli enti locali. Penso che tutti riconoscano che abbiamo fatto tanto, ma è anche vero che si può sempre fare di più».
Ci saranno risorse straordinarie per le 20.000 persone che, secondo la Cgil, rima­ranno senza sostegno al reddito o senza lavoro entro la fine dell’anno?
«L’assessore Simoncini ha scritto al go­verno chiedendo 77 milioni di nuove risor­se per gli ammortizzatori sociali entro l’an­no, mi auguro che la risposta sia positiva. Per quanto ci riguarda, tutte le risorse per la spesa corrente quest’anno sono impegnate e restano solo alcune risorse per gli investi­menti che useremo per alcuni selezionati in­terventi prioritari. A metà settembre fare­mo il punto, ma deve essere chiaro che una crisi simile non può essere affrontata con le risorse della Regione, delle Province e dei Comumi. Non vorrei passasse la pericolosa illusione che di fronte ad un immobilismo del governo saranno Regioni ed enti locali ad intervenire… È una logica perversa: il ve­ro problema è la politica nazionale».
Anche il modello dei distretti è in crisi. Vanno salvati, e se sì come?
«Credo che i distretti, nonostante la gra­ve crisi che attraversano, abbiano una loro vitalità; la riorganizzazione è già in atto, anche a Arezzo o Prato, che attraversano situazioni particolarmente gravi. Il proble­ma è che questa è una crisi nuova per due aspetti: la competizione su scala mondia­­le, che rende molto più temibile la concor­renza, e la sua durata. I distretti toscani hanno affrontato e superato molti periodi duri, anche di due o tre anni, ma questa crisi è iniziata a metà 2007 e durererà an­cora per molto. Quello che il governo non dice è che chiuderemo il 2009 con un me­no 5% del Pil, che nel 2010 il Pil salirà del­lo 0,5%, nel 2011 dell’1% e che quindi ri­schiamo di arrivare al 2015 prima di torna­re ai livelli pre-crisi. In una situazione del genere nessuno resiste, non solo i distret­ti, ma tutti i settori già oggi in difficoltà, compreso turismo e commercio».
Sindacati e imprese lamentano anche una perdurante difficoltà di accesso al credito, comportamenti non corretti del­le banche. Qual è il suo giudizio?
«Questa tensione sul credito c’è e mi è stata manifestata più volte. Per questo ho ri­volto un invito specifico a banche e impre­se di parlarsi di più, di dialogare perché ognuno ha bisogno dell’altro. Da un lato le imprese chedono soldi, dall’altro le banche dicono che proprio perché in passato ne so­no stati concessi troppi e troppo facilmente è esplosa la crisi, e che non ci può fare come prima. Ma un equilibrio va trovato. Ribadi­sco una volta di più l’invito al dialogo. An­che per evitare il paradosso che a pagare sia­no le imprese sane, quelle che vogliono un rilancio e che hanno bisogno di capitali».
Il «piano casa», secondo molti non ha avuto alcun effetto sull’economia.
«Noi siamo stati la prima Regione ad ap­provare il cosidetto piano casa e qualche effetto c’è stato, ma mi sembra che il go­verno per primo non ci abbia creduto. È stata solo un’operazione mediatica, finaliz­zata alla logica elettorale. Puntiamo inve­ce sul nostro piano per l’edilizia popolare, con 180 milioni di euro veri, disponibili e che cercheremo di dinamizzare il più pos­sibile. Soldi che serviranno anche all’eco­nomia e alle piccole imprese, agli artigia­ni, dal momento che riguardano anche interventi di restauro e manutenzione, non solo di nuove costruzioni».
La giunta programmatica di settembre sarà centrata sull’economia?
«Sì. Si riunirà a metà mese e sarà tutta incentrata su economia, occupazione, la­voro, dinamizzazione e sviluppo. Parlere­mo anche degli ultimi provvedimenti di fine legislatura legati a questo tema, co­me i fondi Pius per lo sviluppo urbano, alcune decine di milioni che daremo ai Comuni, di infrastrutture, di semplifica­zione delle procedure, penso ad esempio alle valutazioni di impatto ambientale e e a quelle di impatto sanitario».
Quanto sarà nero, l’autunno toscano?
«Sarà il peggiore da tempo, forse dalla crisi petrolifera del 1973 che portò all’au­sterity. Occorre ripensare tutto lo svilup­po e c’è un problema istuzionale. Il gover­no ha sempre detto ‘la crisi non c’è’, ha fatto poco, molto meno di altri paesi, e l’Italia non ha strumenti sufficienti per af­frontare la congiuntura. Il vero problema è la fragilità degli interventi messi in atto dall’esecutivo nazionale, e come Regioni cercheremo di metterci attorno ad un ta­volo con il governo e di strappare qual­che cambiamento. Perché se così non sa­rà, se non sarà allentato il patto di stabili­tà sugli investimenti consentendo ai Co­muni di spendere soldi che hanno, se con­tinueranno i tagli ai trasferimenti su sani­tà, servizi sociali e trasporto, gli effetti sulla vita quotidiana di ogni toscano, di ogni italiano, saranno pesanti».

(intervista di Mauro Bonciani per il Corriere Fiorentino del 30/08/2009)

Senza categoria - Commento(1)  31 agosto 2009    

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Una risposta a “Martini cambia la cura anticrisi”

  1. icotybux

    icotybux…

    imaganarium train table

 

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