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	<title>Claudio Martini &#187; Castello</title>
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		<title>Trasparenza, prima di tutto.</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 09:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente della Regione duro sul caso Fondiaria
Martini: a Firenze comportamenti riprovevoli
«Occorre che il politico si dia un codice di comportamento rigoroso, che non ceda a pratiche correntizie e ad atti poco trasparenti. Il caso di Firenze è esemplare di un costume politico sbagliato, fatto di leggerezze e pressappochismo, di insufficiente trasparenza, di controllo correntizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente della Regione duro sul caso Fondiaria<br />
Martini: a Firenze comportamenti riprovevoli</p>
<p><em>«Occorre che il politico si dia un codice di comportamento rigoroso, che non ceda a pratiche correntizie e ad atti poco trasparenti. Il caso di Firenze è esemplare di un costume politico sbagliato, fatto di leggerezze e pressappochismo, di insufficiente trasparenza, di controllo correntizio del consenso e di lotta politica per fazioni. Comportamenti non immorali, ma eticamente sbagliati, riprovevoli». Dopo anni di silenzio e di understatement istituzionale, il presidente della Regione Toscana Claudio Martini parla e dice la sua in un’intervista al «Tirreno» sulla questione morale. Con durezza. E’ preoccupato, e si vede: «Il caso Firenze può nuocere alla definizione dei futuri assetti nei Comuni e nelle Province della nostra regione». Il governatore della Toscana teme insomma che la “questione morale” finisca per pesare in modo determinante sul Pd e sul governo dell’intera regione. Ed è proprio dalla definizione di “questione morale” che prende il via questa conversazione.<br />
<strong>Esiste una questione morale nel Pd?</strong><br />
«Bisognerebbe intendersi su cosa si intende per questione morale. Nel dibattito che si è affermato, soprattutto a partire da Tangentopoli, mi pare che per immorale si intenda tutto ciò che è connesso a corruzione, concussione, insomma ad atteggiamenti penalmente illeciti. Da questo punto di vista mi pare che, almeno a Firenze, una situazione che conosco da vicino, le intercettazioni non rivelino &#8211; per quello che si è letto fin qui &#8211; situazioni di illegalità o provvedimenti illeciti bene».<br />
<strong>Berlusconi sostiene che la questione immorale alligna nel Pd.</strong><br />
«Le sue accuse mi sembrano surreali. Se c’è qualcuno che in questo Paese ha alimentato la cultura immorale (penso all’elogio dell’evasione, ad esempio) è proprio Berlusconi e il berlusconismo».<span id="more-103"></span><br />
<strong>Converrà che l’immoralità non equivale solo alla pratica illegale. Nelle intercettazioni fiorentine forse non emergono reati, come dice lei, ma comportamenti moralmente dubbi sì. Cosa per un politico è lecito e cosa no?</strong><br />
«Distinguerei due livelli. Uno è quello che si è detto e riguarda l’onestà, il rispetto delle leggi, il reato. L’altro livello più che morale lo definirei etico».<br />
</em><em><strong>Quali sono i valori etici che devono orientare i comportamenti degli amministratori del Pd?<br />
</strong>«Innanzitutto la trasparenza. Bisogna ricercare nelle posizioni che si assumono un percorso partecipato. In caso contrario si determinano comportamenti non penalmente perseguibili, ma eticamente discutibili. Penso ad esempio che se nella vicenda Fondiaria alcuni passaggi cruciali fossero stati sottoposti al confronto pubblico non avrebbero generato sospetti e polemiche».<br />
<strong>Un altro valore?</strong><br />
«Il rigore e la coerenza negli atteggiamenti e nelle scelte. La politica deve avere una sua visione del bene pubblico che non può essere ondivaga, esposta alle pressioni e agli interessi di parte».<br />
</em><em><strong>Altra regola etica per lei fondamentale?<br />
</strong>«Il rifiuto del correntismo, delle fazioni. E’ giusto che nel Pd convivano sensibilità diverse, ma non si può subordinare l’interesse collettivo a quello dei capicorrente».<br />
<strong>Torniamo alla questione morale, al penalmente rilevante. Se un politico è indagato si deve dimettere o no? Il sindaco Nenci si è dimesso, l’assessore Cioni no. Quale è la regola?</strong><br />
«E’ difficile stabilire una regola univoca. Credo poco all’etica burocratica. Dipende molto dal tipo di reato, dal discredito che può gettare sull’amministrazione pubblica. E alla fine è la coscienza dell’indagato che deve decidere se fare o meno il passo indietro».<br />
<strong>Non ritiene che invece il Pd debba darsi regole certe?</strong><br />
«Le regole spesso sono troppo rigide e possono finire per essere semplicistiche. Io penso che per una buona politica più che i codici siano importanti l’etica e la cultura politica».<br />
<strong>Domani a Roma ci sarà il vertice da Veltroni per le primarie fiorentine. Lei è per l’azzeramento degli attuali candidati?</strong><br />
«Prima dei nomi, c’è da decidere cosa fare delle primarie in corso. Ad ora non c’è una decisione che dica: bisogna fermarsi. Da Roma mi aspetto che si dica che così non si può andare avanti».<br />
</em><em><strong>I quattro candidati per la verità hanno già detto che sono d’accordo per la sospensione.<br />
</strong>«Per poi magari ripartire fra qualche giorno. No, dobbiamo porre fine alle attuali primarie e ripartire dalla coalizione. Bisogna che il Pd discuta con i partiti con cui intende allearsi forme, programmi e candidati. Se c’è un errore nel caso fiorentino è proprio quello di aver dimenticato la coalizione».<br />
<strong>Che cosa nella vicenda fiorentina l’ha più amareggiata?</strong><br />
«L’attacco al Pd e la paralisi della città. A Firenze è necessario uno scatto politico e culturale formidabile, non un paralizzato immobilismo».</em> </p>
<p>(Intervista di Mario Lancisi per Il Tirreno 9/12/2008) </p>
<p> </p>
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		<title>&#8220;Costume politico sbagliato ma ancora non vedo reati&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Dec 2008 08:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martini, presidente della Toscana: ci serve rinnovamento  
Abbiamo atteggiamenti troppo disinvolti, le intercettazioni rivelano un sistema logoro
 
«Costume politico sbagliato sì, questione morale no». E´ la distinzione che sta a cuore a Claudio Martini, presidente della Toscana, 57 anni, tutta una carriera dentro al Pci-Pds-Ds-Pd, prima da sindaco di Prato poi come assessore e presidente della Regione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martini, presidente della Toscana: ci serve rinnovamento  <br />
Abbiamo atteggiamenti troppo disinvolti, le intercettazioni rivelano un sistema logoro</strong><br />
<em> <br />
«Costume politico sbagliato sì, questione morale no». E´ la distinzione che sta a cuore a Claudio Martini, presidente della Toscana, 57 anni, tutta una carriera dentro al Pci-Pds-Ds-Pd, prima da sindaco di Prato poi come assessore e presidente della Regione. Per lui le parole non sono tutte uguali. E nemmeno i partiti.<br />
<strong>Esiste o no una questione morale dentro al Pd, Martini?</strong><br />
«Bisogna mettersi d´accordo su cosa sia la &#8220;questione morale&#8221;, che nel nostro paese è sempre stata identificata con l´illecito penale, con passaggi di denari, con reati veri e propri. Cose che io non vedo nell´inchiesta di Firenze, l´unica che conosca tra quelle di cui parlano i giornali in questi giorni. E non ci sto a prendere lezioni da Berlusconi. Se è lui a sollevare la questione morale siamo veramente arrivati all´assurdo. Vorrei ricordargli che la Toscana ha fatto una legge per bloccare il suo condono edilizio. E ora lui viene a dire a noi che facciamo degli illeciti? Ma via, siamo seri».<br />
</em><em><strong>Cosa legge allora nelle intercettazioni pubblicate?<br />
</strong>«Le inchieste e le intercettazioni individuano un sistema logoro, disinvolto, pressapochista, fatto di scarsa trasparenza. E´ una questione che riguarda la cultura politica e non è meno grave dell´altra. Non è certo questo di cui ha bisogno il Pd ma si tratta di stile sbagliato, non di reati. Abbiamo atteggiamenti troppo disinvolti».<span id="more-102"></span><br />
<strong>E´ una questione di stile se un assessore minaccia di far perdere il posto di lavoro a una sua protetta perché non lo vota alle primarie?</strong><br />
«Minaccia appunto, non fa. C´è differenza. Ma anche il comportamento personale è un tema da discutere a fondo. La gente ci chiede di essere fedeli ad un´onestà di base, il partito ha bisogno di rinnovamento, uno dei problemi è anche quello della permanenza troppo lunga degli amministratori in certi ruoli. Io cerco di dare l´esempio lasciando dopo due mandati anche se non sarei obbligato».<br />
<strong>Gli indagati devono stare fuori dalle primarie sì o no?</strong><br />
«Penso di sì. E aggiungo che dovrebbero starne fuori anche per la loro legittima necessità di difendersi dalle accuse. Non si può impegnare l´intero partito su questo».<br />
<strong>Non pensa che gli uomini del Pd si stiano arroccando in difesa?</strong><br />
«Penso che bisogna suffragare con atti concreti le accuse e i sospetti, la gente si chiede quali elementi penalmente rilevanti siano emersi finora. Detto questo, anche il Pd si deve impegnare a dare il massimo di capacità amministrativa, oggi c´è una domanda più forte ed esigente rispetto al passato nei confronti della politica. Il Pd deve dare una scossa su questo terreno, voltare pagina».<br />
<strong>Per ora all´assessore indagato Graziano Cioni né Veltroni né il partito fiorentino hanno imposto di non correre alle primarie.</strong><br />
«Domani Veltroni deciderà e non credo che potrà confermare lo status quo. Però non vorrei nemmeno buttare alle ortiche un´esperienza di governo locale così importante come quella del Pd e dimenticare le tante persone serie che continuano ad impegnarsi ogni giorno. Vedo un attacco al Pd e anche una certa sadica soddisfazione in questo nuovo conformismo alla moda che si diverte a sparare addosso a chi, tutto sommato, rappresenta un´alternativa alla destra».</em></p>
<p>(La Repubblica 9/12/2008)</p>
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		<title>Martini: &#8220;Un costume politico sbagliato&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 08:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Martini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Intervista di Simona Poli per La Repubblica 07/12/2008)
«Queste primarie sono minate nel loro senso, non saranno uno strumento di vera partecipazione salvo quella dei tifosi più stretti. Così non va, non può andare e bisogna che anche il Pd fiorentino si renda conto dei danni che il suo immobilismo sta provocando, ben oltre i confini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Intervista di Simona Poli per La Repubblica 07/12/2008)<br />
«Queste primarie sono minate nel loro senso, non saranno uno strumento di vera partecipazione salvo quella dei tifosi più stretti. Così non va, non può andare e bisogna che anche il Pd fiorentino si renda conto dei danni che il suo immobilismo sta provocando, ben oltre i confini della Toscana. Ripartiamo dunque dalla coalizione e da un nuovo clima politico nel partito». È la linea del presidente della Regione Claudio Martini, che sposa le parole già dette dal segretario toscano del Pd Andrea Manciulli: primarie di coalizione, unica via d´uscita. <strong>Presidente Martini, che succede adesso?<br />
</strong>«Che non va bene quello che è uscito dall´assemblea del Pd fiorentino, bisogna che il partito se ne renda conto. Quelle conclusioni sono sicuramente al di sotto delle necessità e rappresentano un problema non solo per Firenze ma per tutta la Toscana. Questo immobilismo rischia di allargare il quadro di incertezza e di insoddisfazione che già si respira ampiamente nel Pd e di rendere difficili i rapporti con gli alleati. Così non va bene e sono in molti a pensarlo e il Pd di Firenze non coglie il senso della domanda della base e non comprende di avere una responsabilità politica più alta dei suoi confini. I nostri militanti sono sconcertati, basta guardare giornali e settimanali per intuirlo».<br />
<strong>Che ne pensa di Domenici incatenato?<span id="more-101"></span></strong><br />
«Non bisogna giudicarlo, il suo gesto esprime disagio e amarezza, io gli ho mandato un messaggio in cui dico che comprendo la sua preoccupazione e bisogna riflettere su quello che sta accadendo. Anche i giornali dovrebbero riflettere profondamente sul rapporto tra politica e informazione, prendiamo tutti quanti questa vicenda come un elemento di riflessione se vogliamo fare un passo avanti, squaderniamo la questione, c´è materia per ragionare».<br />
<strong>I giornali fanno il loro lavoro. E la procura le sue indagini. Anche la Regione è andata a parlare con Quattrocchi di Castello.</strong><br />
«E io mercoledì farò una relazione dettagliata al consiglio regionale in cui ripercorrerò i passaggi istituzionali fatti, nessuno dei quali manca di trasparenza o non è corretto. Quanto al trasferimento a Castello degli uffici regionali per ora non ho fermato nulla, aspettiamo solo di capire cosa farà Firenze col Piano strutturale. Ma non condivido il teorema della procura, anche se qui non si tratta di reati penali ma di uno stile politico che non va bene. Non mi sembra però che stia in piedi il sillogismo dell´interesse pubblico che resta indietro rispetto a quello privato, non vedo questo nelle intercettazioni, non mi sembra che emergano reati penali».<br />
<strong>Cosa legge allora in quelle intercettazioni?</strong><br />
«Il vero problema è che le intercettazioni e le inchieste individuano un sistema logoro, disinvolto, pressappochista, fatto di scarsa trasparenza, oltre ai colpi bassi che vengono fuori sul terreno delle primarie stesse perché ci sono anche quelli. Ma non è certo il quadro che emerge quello di cui ha bisogno un partito nuovo che deve presentarsi alle elezioni. Su tutto questo è mancata una riflessione complessiva e condivisa».<br />
<strong>Veltroni ha avuto l´occasione per bloccare il meccanismo dieci giorni fa, quando siete andati a Roma insieme ai candidati delle primarie. E invece non ha neppure chiesto a Cioni di farsi da parte.</strong><br />
«Quel giorno non erano ancora disponibili tutti gli elementi che abbiamo oggi, si è pensato evidentemente che potessero bastare regole, moniti e suggerimenti. Però io a Roma lo dissi che si sarebbe dovuta dare molta attenzione a quello che via via, nei giorni seguenti, sarebbe successo. Il punto politico è emerso dopo».<br />
</em><em><strong>Le intercettazioni di Cioni erano già tutte note. E appena due giorni fa il Pd fiorentino di nuovo non gli ha chiesto di rinunciare.<br />
</strong>«Ed ha sbagliato, la cosa non è risolvibile con una sistemazione degli equilibri interni, qui è tutto un partito regionale che dice che così non va bene. Dobbiamo avere la capacità di affrontare e superare l´impasse in cui siamo che ci danneggia tutti, ha ragione Manciulli. Nei prossimi giorni ci saranno dei passaggi su questo nel partito regionale e nazionale».<br />
<strong>Cosa si aspetta che faccia adesso Veltroni?</strong><br />
«Deve ascoltare la voce di tutto il Pd regionale che domanda con forza di cambiare pagina. Mesi fa ho proposto di fare primarie di coalizione, le fa Prato e non si capisce perché non le debba fare Firenze, mica esiste un modello unico e obbligato di primarie».<br />
</em><em><strong>Il Pd dovrebbe avere un candidato forte, in quel caso. Chi?<br />
</strong>«Questo lo dovrà decidere il partito fiorentino, di certo la via percorsa finora non è più percorribile ed è comunque la meno semplice da perseguire. Ma discutere ora di proposte sarebbe come chiedere al dodicesimo del primo tempo come finisce la partita al 90° In questo momento c´è altro da decidere».<br />
<strong>Ci sono ancora margini di recupero o il Pd rischia davvero di perdere le elezioni a Firenze?</strong><br />
«Margini di recupero ce ne sono, alle elezioni mancano sei mesi. Ma anche i rischi ci sono, li vedo anche sul dato nazionale. Bisogna superare gli impantanamenti e volare più alto. Di fronte a questo violentissimo attacco non possiamo ripiegarci su noi stessi e smettere di occuparci delle questioni gravi e urgenti che riguardano la gente. Non siamo così ottusi da non capirlo, ricordo che la Toscana è la regione che ha approvato la legge sulla partecipazione».<br />
<strong>Se non fossero uscite sui giornali le intercettazioni, oggi le primarie sarebbero state sospese?</strong><br />
«Il problema delle regole di comportamento, del rapporto tra il ruolo del partito e il ruolo dei candidati, di tutto questo si parlava già prima. Certo, le intercettazioni hanno aggiunto elementi di riflessione».</em></p>
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