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Il ‘modello toscano’ agita

Per favorire il confronto di idee sulla legge toscana sull’immigrazione metto a disposizione alcuni articoli di giornale pubblicati oggi.

Il «modello toscano» agita la sinistra
Il caso Un welfare per gli stranieri, anche irregolari. Chiamparino: la multietnicità c’è, investiamoci
Bresso: sto con Martini. Ma Penati: sicurezza non è subalternità alla Lega

(Corriere della Sera 20/05/2009)
 
«È ora di finirla. Ogni volta che un esponente del Pd si occupa di sicurezza, diventa subalterno alla Lega». Di più: «Io penso che questo te­ma debba diventare una delle colonne della proposta del Par­tito democratico». A Filippo Penati, l’alternativa prospetta­ta dal governatore toscano Claudio Martini proprio non piace. Giusto ieri, in Toscana è approdata in aula una legge sull’immigrazione dall’impo­stazione radicalmente diversa da quella degli ultimi provve­dimenti governativi in tema di sicurezza. Presentandola, Mar­tini ha lanciato un appello al Pd a «non inseguire il modello culturale del centrodestra» ma a metterne in campo uno alter­nativo, «incentrato sul prima­to della persona».
E nel partito, si apre la di­scussione. Con Penati che ri­parte alla carica: «Noi non pos­siamo lasciare da sola la pove­ra gente che vive nei quartieri difficili. Certe posizioni po­tranno essere utili per le pro­prie battaglie dentro il partito, ma ci allontanano dal sentire delle persone. E certo, non ci aiutano a prendere voti in campagna elettorale». Più chiaro di così…
Sul fronte opposto, si schie­ra invece Mercedes Bresso. La presidente del Piemonte an­nuncia anzi che leggerà atten­tamente il provvedimento to­scano «per capire quali spazi normativi ha saputo individua­re ». Sull’immigrazione, Bresso è convinta che la strada non possa che passare «da un go­verno europeo dei flussi». Ma ritiene che «un buon governo dovrebbe spiegare al paese che degli immigrati abbiamo bisogno. Così come ne hanno bisogno tutti paesi avanzati».
Sulla stessa lunghezza d’on­da un anche Sergio Chiamparino. Per il sindaco di Torino «la multietnicità è già nei fatti, si tratta di capire come ciascuno possa fare la sua parte per ren­derla una risorsa. Per un Comu­ne, penso alle scuole e all’avvia­mento al lavoro». Soprattutto, anche secondo Chiamparino servirebbe «un governo in gra­do di regolare davvero i flussi immigratori, invece di produr­re tutte quelle parole». Il sinda­co torinese cita come esempio della «politica della parole» le ronde, «che sono soltanto un annuncio pericoloso, una pri­vatizzazione politicizzata della sicurezza che non ci renderà più sicuri». O ancora, il reato di clandestinità che «anche in considerazione dello stato del­le carceri, rischia di essere pu­ro annuncio». Continua »

Senza categoria - Commenti(0)  20 maggio 2009    

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