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	<title>Claudio Martini &#187; clandestini</title>
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		<title>Il &#8216;modello toscano&#8217; agita</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 09:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Martini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Per favorire il confronto di idee sulla legge toscana sull&#8217;immigrazione metto a disposizione alcuni articoli di giornale pubblicati oggi.
Il «modello toscano» agita la sinistra
Il caso Un welfare per gli stranieri, anche irregolari. Chiamparino: la multietnicità c’è, investiamoci
Bresso: sto con Martini. Ma Penati: sicurezza non è subalternità alla Lega
(Corriere della Sera 20/05/2009)
 
«È ora di finirla. Ogni volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per favorire il confronto di idee sulla legge toscana sull&#8217;immigrazione metto a disposizione alcuni articoli di giornale pubblicati oggi.</p>
<p><strong><em>Il «modello toscano» agita la sinistra<br />
Il caso Un welfare per gli stranieri, anche irregolari. Chiamparino: la multietnicità c’è, investiamoci<br />
Bresso: sto con Martini. Ma Penati: sicurezza non è subalternità alla Lega</em><br />
</strong>(Corriere della Sera 20/05/2009)<br />
<strong> <br />
</strong><em>«È ora di finirla. Ogni volta che un esponente del Pd si occupa di sicurezza, diventa subalterno alla Lega». Di più: «Io penso che questo te­ma debba diventare una delle colonne della proposta del Par­tito democratico». A Filippo Penati, l’alternativa prospetta­ta dal governatore toscano Claudio Martini proprio non piace. Giusto ieri, in Toscana è approdata in aula una legge sull’immigrazione dall’impo­stazione radicalmente diversa da quella degli ultimi provve­dimenti governativi in tema di sicurezza. Presentandola, Mar­tini ha lanciato un appello al Pd a «non inseguire il modello culturale del centrodestra» ma a metterne in campo uno alter­nativo, «incentrato sul prima­to della persona».<br />
E nel partito, si apre la di­scussione. Con Penati che ri­parte alla carica: «Noi non pos­siamo lasciare da sola la pove­ra gente che vive nei quartieri difficili. Certe posizioni po­tranno essere utili per le pro­prie battaglie dentro il partito, ma ci allontanano dal sentire delle persone. E certo, non ci aiutano a prendere voti in campagna elettorale». Più chiaro di così&#8230;<br />
Sul fronte opposto, si schie­ra invece Mercedes Bresso. La presidente del Piemonte an­nuncia anzi che leggerà atten­tamente il provvedimento to­scano «per capire quali spazi normativi ha saputo individua­re ». Sull’immigrazione, Bresso è convinta che la strada non possa che passare «da un go­verno europeo dei flussi». Ma ritiene che «un buon governo dovrebbe spiegare al paese che degli immigrati abbiamo bisogno. Così come ne hanno bisogno tutti paesi avanzati».<br />
Sulla stessa lunghezza d’on­da un anche Sergio Chiamparino. Per il sindaco di Torino «la multietnicità è già nei fatti, si tratta di capire come ciascuno possa fare la sua parte per ren­derla una risorsa. Per un Comu­ne, penso alle scuole e all’avvia­mento al lavoro». Soprattutto, anche secondo Chiamparino servirebbe «un governo in gra­do di regolare davvero i flussi immigratori, invece di produr­re tutte quelle parole». Il sinda­co torinese cita come esempio della «politica della parole» le ronde, «che sono soltanto un annuncio pericoloso, una pri­vatizzazione politicizzata della sicurezza che non ci renderà più sicuri». O ancora, il reato di clandestinità che «anche in considerazione dello stato del­le carceri, rischia di essere pu­ro annuncio».<span id="more-122"></span><br />
In posizione intermedia il segretario del Pd lombardo, Maurizio Martina: «Io non ho alcuna intenzione di rincorre­re la Lega. Ma è chiaro che il tema della sicurezza, soprat­tutto sulla frontiera del Nord, non può essere lasciato alla propaganda dei nostri avver­sari. Come è noto, in politica i vuoti vengono riempiti, e il Pd deve necessariamente gio­care la sua partita anche su questi temi».<br />
Claudio Martini ha chiama­to in causa anche Verona. Ri­cordando che quella guidata da Flavio Tosi è una delle am­ministrazioni che più tengo­no alto il tema della sicurezza, ma che al tempo stesso di­spongono di invidiabili politi­che di integrazione. Tosi scuo­te la testa: «Il punto è che è ne­cessario tirare una linea. È ve­ro che noi abbiamo strumenti di integrazione importanti, ma se a un certo momento non si dice basta, il sistema non è sostenibile. E dunque, anche noi nei periodi di gelo non chiediamo i documenti a chi entra nei dormitori. Ma fuori da quei giorni, non pas­sa irregolare».<br />
</em></p>
<p><strong><em>«Incostituzionale? Non vedo perché»<br />
Il giurista Rossi: la Regione ha competenza nel campo del sociale<br />
«Anche le norme nazionali garantiscono i diritti della persona che sono inviolabili»</em><br />
</strong>(Il Tirreno 20/05/2009)</p>
<p><em>La legge toscana sull’immigrazione potrà forse essere contestata su singoli aspetti, ma l’impianto normativo difficilmente potrà essere messo in discussione dalla Corte costituzionale nel caso che il governo voglia proporre un ricorso di legittimità costituzionale. Questo il parere di Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.<br />
La Regione Toscana ha travalicato le proprie competenze, come accusa l’opposizione di centrodestra?<br />
«Direi che nella Costituzione i rispettivi campi sono ben definiti. Lo Stato ha competenza esclusiva in materia di immigrazione e la Regione in quella delle politiche sociali in generale e tra queste ultime rientrano molti interventi riguardanti gli immigrati. In altri termini, allo Stato spetta stabilire quali sono i requisiti e i documenti necessari per entrare in Italia, per rimanervi, per svolgere un’attività. Alle Regioni competono le politiche sociali. Questa distinzione, come abbiamo evidenziato nella consulenza che come Sant’Anna ci è stata richiesta dalla Regione, è netta ed è stata confermata da varie sentenze della Corte costituzionale che ha legittimato quelle amministrazioni regionali che avevano approvato delle leggi in materia di assistenza agli immigrati».<br />
Sono molte le Regioni che hanno legiferato in questo campo? Come mai si parla tanto solo del provvedimento della Toscana?<br />
«Molte Regioni hanno approvato norme in singoli ambiti di intervento. Diverse altre hanno leggi generali sulle politiche per gli immigrati, come ad esempio il Lazio e l’Emilia Romagna».<br />
C’è chi dice che la Toscana diverrà una sorta di Bengodi per i clandestini a cui fornisce assistenza sanitaria gratuita. E vero?<br />
«Le norme nazionali, ossia il testo unico sull’immigrazione, prevedono già oggi che allo straniero, comunque presente sul territorio, vengano assicurati i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme generali, dalle convenzioni e dai principi del diritto internazionale. In varie occasioni, la Corte costituzionale ha ribadito che i diritti inviolabili spettano a ogni persona in quanto essere umano e non in qualità di membro di una comunità politica. Quando sono in gioco i diritti inviolabili, il principio di uguaglianza non tollera discriminazioni tra cittadini e stranieri. Non a caso, il testo unico attualmente in vigore prevede che anche agli irregolari siano assicurate le “cure sanitarie urgenti e comunque essenziali”».<br />
Ma la legge che la Regione si appresta a varare non forza la Bossi-Fini ampliando eccessivamente l’assistenza sanitaria agli irregolari e facendo dell’“Stp” una sorta di tessera sanitaria ad uso dei clandestini?<br />
«E’ un allargamento che non travalica le competenze regionali, non a caso la legge toscana utilizza le stesse espressioni del testo unico; anche le vaccinazioni e la medicina preventiva sono previste in esso. La stessa tessera “Stp” data cioè allo “straniero temporaneamente presente” già oggi viene rilasciata agli irregolari».<br />
Garantire vitto e alloggio a chi non è in regola non è in contraddizione con la legge nazionale?<br />
«Mense, ricoveri per senza tetto, sostegno al soddisfacimento dei bisogni primari sono di competenza delle Regioni, anche nei confronti degli immigrati».<br />
</em></p>
<p><strong><em>Immigrati, nuovi cittadini Ecco la legge della Toscana</em><br />
</strong>(L&#8217;Unità 20/05/2009)</p>
<p><em>Davanti al consiglio regionale, nella centralissima via Cavour a Firenze, i rappresentanti di Arci, Libera, Legambiente, Consiglio degli Stranieri di Firenze, Cospe, Acli Toscana, Nosotras hanno iniziato lo sciopero della fame a staffetta per protestare contro le norme e le pratiche del governo Berlusconi sull’immigrazione.<br />
Anche dentro, nell’aula dell’assemblea, si discute di immigrazione. All’ordine del giorno c’è la nuova legge quadro della Toscana sui migranti. Sui «cittadini stranieri», come vengono definiti dalle norme. Del resto, nei principi fondamentali della proposta già approvata dalla giunta di Claudio Martini e in attesa del sì (ci sarà stamani) del consiglio, è scritto che le politiche della Regione sono finalizzate alla realizzazione «del primato della persona indipendentemente dalla cittadinanza»; alla costruzione «di una società plurale e coesa»; alla promozione della partecipazione dei cittadini stranieri alla vita pubblica» e al «contrasto di fenomeni di razzismo, xenofobia e discriminazione». Principi poi concretamente tradotti nel riconoscimento, ai cittadini stranieri presenti regolarmente in Toscana, degli stessi diritti per l’accesso alla casa, all’istruzione, alla sanità di quelli goduti dai toscani. Una legge che rilancia (era già nello Statuto toscano) il diritto di voto e apre le porte del servizio civile ai cittadini stranieri più giovani. Ma in più prevede un sistema di tutele minime anche per chi non è in regola col permesso di soggiorno. «Tutti i cittadini stranieri dimoranti nel territorio regionale anche se privi di permesso di soggiorno &#8211; sta scritto all’articolo 18 comma 2 -, possono fruire degli interventi socio-assistenziali urgenti e indifferibili&#8230;». Che vuol dire che se l’immigrato, pur non in regola, sta male va curato. Se fa freddo e non ha un tetto va accolto nelle strutture dei Comuni. Se ha fame e non ha da mangiare, può andare a una mensa pubblica. «Per dargli un minimo di dignità» spiega il consigliere del Pd Vittorio Bugli. Ed è proprio su questi aiuti agli immigrati non in regola che la Toscana sceglie un’altra strada rispetto a quella imboccata dal governo Berlusconi.<br />
Ed è infatti su questo punto che si scatenano le destre (la Lega in Regione non c’è, ma la mancanza non si nota) tanto da sostenerne anche l’incostituzionalità e chiedendo esplicitamente a Berlusconi di impugnarla. «Toscana, porte spalancate ai clandestini», titolava ieri il Giornale della Toscana (editore il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini). «Ci farete prendere un sacco di voti» esulta dal suo banco la consigliera di Forza Italia Angiolini mentre accusa la Regione e il presidente Claudio Martini di «trasformare in una casbah la nostra bella Toscana». «Diventeremo l’Eldorado della clandestinità e dell’illegalità» aggiunge il capogruppo berlusconiano Alberto Magnolfi. E il coordinatore toscano del Pdl, Massimo Parisi, già annuncia la raccolta di firme per un referendum abrogativo.</em></p>
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