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Intervista a Sergio Givone
Per il filosofo è una scelta politica delicata e rischiosa
«I principi sono giusti, ma l’elettore non capirà»
Sergio Givone: Martini ha avuto coraggio
«Sui principi non si può fare passi indietro, anche se il rischio di perdere consenso politico ed elettorale è reale». Il filosofo Sergio Givone non ha dubbi: la legge regionale sull’immigrazione segna uno spartiacque all’interno del Pd e del centrosinistra. «Siamo di fronte ad una svolta epocale. E a un’alternativa, che dipende dalla risposta che dobbiamo dare chiara, netta, a una domanda: chi sono per noi i migranti?».
E chi sono?
«Se sono corpi estranei, sono da combattere o quantomeno da tenere sotto controllo. E dobbiamo usare nei loro confronti tutte le precauzioni che una società deve usare nei confronti dei corpi estranei, che in quanto tali sono portati a delinquere, alla margininalizzazione, a comportamenti ostili. Questa è una risposta possibile alla domanda».
Diciamo quella di destra. E quella di sinistra?
«Che sono membri della comunità nazionale. Non dico ancora cittadini a tutti gli effetti. Lo devono diventare. Io credo che la Regione Toscana abbia dato una risposta chiara a quella domanda, e ha scelto la seconda risposta».
In controcorrente, rispetto anche al proprio bacino di riferimento politico…
«Diciamo pure che il popolo italiano nella sua maggioranza, dove ci sono anche cittadini che votano a sinistra, tende a dare la prima risposta».
È complicato però tradurre in realtà quell’affermazione di principio.
«Sì, ma non c’è alternativa: una volta fatto un certo passo, non è che si possa tornare indietro, magari dicendo che dobbiamo prima servire servizi sanitari e sociali per gli italiani, e poi per gli immigrati. Noi disponiamo di un servizio sanitario nazionale che, con tutti i limiti, è tra i migliori al mondo. Questo servizio va erogato a tutti allo stesso titolo».
Anche all’immigrato «sans papier »?
«Sì».
Rimane il problema politico, che esplode magari quando si tocca non il diritto alla salute, ma altri diritti che fanno normalmente parte di una società evoluta, dagli asili all’assistenza sociale. Come reagirà, anche un italiano di «sinistra» quando si troverà dietro a un immigrato irregolare?
«In una società evoluta credo non si possano distinguere servizi assistenziali di base da quelli di più ampio respiro, quelli al malato o lo studio, gli asili, le mense».
Ma per la legge italiana, gli immigrati irregolari non fanno parte della nostra comunità: andrebbero espulsi.
«Questo è un problema che riguarda l’applicazione delle legge di accoglienza per chi si trova sul nostro territorio. Non è possibile espellerli come è successo in questi giorni. Chi rischia di essere messo in galera, torturato o peggio ucciso se rimpatriato, non può essere espulso. E le leggi internazionali si rispettano in tutti i sensi: quelle per gli immigrati clandestini, ma anche quella internazionale. Ho l’impressione che nel ventre, nel profondo di questo paese ci sia paura, non ingiustificata, per un momento grave di trasformazione nel quale tutto può succedere: conflitti, tensioni. Ma queste paure non possono essere esorcizzate con una chiusura a riccio: l’altro c’è. E non siamo noi figli di 100 mila flussi migratori?». Continua »













