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	<title>Claudio Martini &#187; diritti</title>
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		<title>Intervista a Sergio Givone</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 14:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Martini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Per il filosofo è una scelta politica delicata e rischiosa
«I principi sono giusti, ma l’elettore non capirà»
Sergio Givone: Martini ha avuto coraggio

«Sui principi non si può fare passi indietro, anche se il rischio di perdere consenso politico ed elettorale è reale». Il filosofo Ser­gio Givone non ha dubbi: la legge regionale sull’immigrazione se­gna uno spartiacque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Per il filosofo è una scelta politica delicata e rischiosa<br />
«I principi sono giusti, ma l’elettore non capirà»<br />
Sergio Givone: Martini ha avuto coraggio<br />
</strong><br />
<em>«Sui principi non si può fare passi indietro, anche se il rischio di perdere consenso politico ed elettorale è reale». Il filosofo Ser­gio Givone non ha dubbi: la legge regionale sull’immigrazione se­gna uno spartiacque all’interno del Pd e del centrosinistra. «Sia­mo di fronte ad una svolta epoca­le. E a un’alternativa, che dipende dalla risposta che dobbiamo dare chiara, netta, a una domanda: chi sono per noi i migranti?».<br />
E chi sono?<br />
«Se sono corpi estranei, sono da combattere o quantomeno da tenere sotto controllo. E dobbia­mo usare nei loro confronti tutte le precauzioni che una società de­ve usare nei confronti dei corpi estranei, che in quanto tali sono portati a delinquere, alla margini­nalizzazione, a comportamenti ostili. Questa è una risposta possi­bile alla domanda».<br />
Diciamo quella di destra. E quella di sinistra?<br />
«Che sono membri della comu­nità nazionale. Non dico ancora cittadini a tutti gli effetti. Lo devo­no diventare. Io credo che la Re­gione Toscana abbia dato una ri­sposta chiara a quella domanda, e ha scelto la seconda risposta».<br />
In controcorrente, rispetto an­che al proprio bacino di riferi­mento politico&#8230;<br />
«Diciamo pure che il popolo ita­liano nella sua maggioranza, do­ve ci sono anche cittadini che vo­tano a sinistra, tende a dare la pri­ma risposta».<br />
È complicato però tradurre in realtà quell’affermazione di prin­cipio.<br />
«Sì, ma non c’è alternativa: una volta fatto un certo passo, non è che si possa tornare indietro, ma­gari dicendo che dobbiamo prima servire servizi sanitari e sociali per gli italiani, e poi per gli immi­grati. Noi disponiamo di un servi­zio sanitario nazionale che, con tutti i limiti, è tra i migliori al mondo. Questo servizio va eroga­to a tutti allo stesso titolo».<br />
Anche all’immigrato «sans pa­pier »?<br />
«Sì».<br />
Rimane il problema politico, che esplode magari quando si tocca non il diritto alla salute, ma altri diritti che fanno nor­malmente parte di una società evoluta, dagli asili all’assistenza sociale. Come reagirà, anche un italiano di «sinistra» quando si troverà dietro a un immigrato ir­regolare?<br />
«In una società evoluta credo non si possano distinguere servizi assistenziali di base da quelli di più ampio respiro, quelli al mala­to o lo studio, gli asili, le mense».<br />
Ma per la legge italiana, gli im­migrati irregolari non fanno par­te della nostra comunità: andreb­bero espulsi.<br />
«Questo è un problema che ri­guarda l’applicazione delle legge di accoglienza per chi si trova sul nostro territorio. Non è possibile espellerli come è successo in que­sti giorni. Chi rischia di essere messo in galera, torturato o peg­gio ucciso se rimpatriato, non può essere espulso. E le leggi internazionali si rispettano in tutti i sensi: quelle per gli immigrati clandestini, ma anche quella internazionale. Ho l’impressione che nel ventre, nel profondo di questo paese ci sia paura, non ingiustifi­cata, per un momento grave di tra­sformazione nel quale tutto può succedere: conflitti, tensioni. Ma queste paure non possono essere esorcizzate con una chiusura a ric­cio: l’altro c’è. E non siamo noi fi­gli di 100 mila flussi migratori?».<span id="more-123"></span><br />
Ma nello stesso partito a cui appartiene il presidente Clau­dio Martini, c’è chi la pensa in modo diverso: basta pensare al sindaco di Torino, Sergio Chiam­parino&#8230;<br />
«Sul piano politico, è una scelta delicata e per certi aspetti perden­te: la maggioranza la pensa diversamente, e in politica vince la maggioranza. Ma torniamo al pun­to: questi flussi devono essere te­nuti sotto controllo. Una volta non lo erano. Come controllare? Il migrante non è più un barbaro con esercito al seguito, ma spesso un disgraziato che frequentemen­te crea fenomeni di delinquenza, non fosse altro per la situazione in cui si trova. Facciamo allora un discorso di numeri: fino a che pun­to possiamo accoglierli? Facendo giocare il principio dell’inclusio­ne, non dell’esclusione. Le istitu­zioni faranno il loro lavoro. Ma questo filtro, come lo facciamo? Mandando le motovedette a spara­re a chi arriva, con le buone o con le cattive, come pure è stato pro­posto? O con un lavoro instancabi­le, a largo raggio, di negoziazione con i paesi da cui i migranti parto­no? Finora è stato fatto con timi­dezza, non basta una stretta di ma­no a Gheddafi. E gli altri paesi?».<br />
Ma alla fine magari a Prato quella legge regionale non ver­rà applicata perché vince il cen­trodestra e fanno le scuole diffe­renziate tra immigrati e italia­ni. Grazie ad una legge dello Stato&#8230;<br />
«Quella della Regione Toscana è una scelta limpida, coerente, forse perdente, pericolosa. Certo si può fare solo qui, da altre parti d’Italia non avrebbero avuto il co­raggio di proporla. Forse è per­dente nei tempi brevi e medi. Ma una sinistra capace di affermare con forza la propria identità, che dice siamo diversi dalla destra, chi dice che alla lunga non sia vincente?» Come diceva Keynes: nel lun­go periodo, siamo tutti morti&#8230;<br />
«In politica la cose a volte sta­gnano, però è anche vero che il mutamento è più rapido del previ­sto. E comunque, mi chiedo che senso abbia una sinistra che pen­sa e scimmiotta la destra: ci sareb­be un partito unico».<br />
Ma insomma, a Prato il centro­sinistra vincerà o no?<br />
«Sarò buonista, ma non sono così convinto che il corpo profon­do della nazione sia fatto di senti­mento piccolo borghese di difesa. Conosciamo tutti una badante straniera, uno straniero che lavo­ra vicino a noi: davvero abbiamo occhi per non vedere?».</em></p>
<p>(Corrriere Fiorentino 20/05/2009 intervista di Marzio Fatucchi)</p>
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